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Home Cultura

Il Mann di Napoli riscopre la Preistoria e Protostoria

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
29 Febbraio 2020
in Arte, Cultura
Per fortuna, la Cultura (con la C maiuscola) si mostra più forte anche dell’isteria per il Coronavirus. Così, ieri mattina al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la folla delle grandi occasioni ha salutato l’attesissima riapertura della sezione Preistoria e Protostoria della prestigiosa istituzione museale partenopea, chiusa da oltre vent’anni e finalmente restituita alla fruizione del pubblico con i suoi oltre tremila reperti esposti in modo permanente in ben otto sale su tre livelli per una superficie complessiva di più di mille metri quadrati nei quali si compone un suggestivo racconto esperienziale che prende il via ben 450mila anni fa e procede dal Paleolitico inferiore all’Età del ferro.
Alla presentazione di ieri, sono intervenuti il direttore del Mann, Paolo Giulierini; il console generale di Francia a Napoli, Laurent Burin des Roziers; l’assessore comunale alla Cultura e al Turismo, Eleonora De Majo. Con loro, c’erano anche il direttore di Comicon Claudio Curcio e la vedova del grande artista francese Moebius, Isabelle Giraud, per presentare la grande mostra Moebius. Alla ricerca del tempo, che sarà ospitata proprio nella nuova sezione dal 30 aprile al 7 settembre (ne parliamo in un altro articolo).
Affidata alla curatela scientifica di Floriana Miele, Giovanni Vastano ed Emanuela Santaniello (funzionari archeologi del Mann), la nuova sezione Preistoria e Protostoria è articolata, come detto, su tre livelli che dal piano più alto scendendo fino al più basso coprono le grandi tappe della vita degli uomini preistorici attraversando millenni che al visitatore sembreranno tasselli di un mosaico di straordinario fascino e interesse. Dal Paleolitico inferiore si passa lungo l’Eneolitico epoi l’Età del bronzo, quella del Bronzo medio e finale, per giungere alla prima Età del ferro, a copertura di un lasso temporale compreso tra i 450mila anni fa e il VII secolo avanti Cristo.
Gli ampi ambienti della sezione sono gli stessi dell’allestimento del 1995 e sono contigui al meraviglioso Salone della Meridiana, in modo da permettere ai visitatori dal piano intermedio della Preistoria e Protostoria di affacciarsi letteralmente sulle sale della collezione Magna Grecia, a sua volta recentemente restituita alla fruizione con i suoi capolavori e gli straordinari pavimenti musivi dopo una chiusura ultra-ventennale. Ma il direttore Giulierini ha già annunciato che il cerchio non si chiuderà qui, poiché entro i prossimi due anni l’itinerario “topografico” si amplierà ulteriormente con le inaugurazioni della sezione su Cuma (a dicembre 2021) e di quella su Neapolis (a dicembre 2022). “Stiamo costruendo un racconto nuovo per il cammino più antico dell’uomo“, sottolinea proprio Paolo Giulierini, che aggiunge: “Con la riapertura della sezione Preistoria e Protostoria ritroviamo, dopo un quarto di secolo, il senso di una collezione identitaria del nostro Mann. Grazie a un imponente e meticoloso lavoro di riallestimento e valorizzazione dei preziosi reperti campani e meridionali, per il visitatore da oggi sarà più facile orientarsi tra le ere, comprendere l’evoluzione umana ma anche approfondire la conoscenza del nostro territorio e immaginare quando nel Paleolitico, per fare solo un esempio, l’isola di Capri, tutt’uno con la terra, era abitata da ippopotami e rinoceronti. Quella della Preistoria vogliamo sia una sezione viva: dal prossimo aprile, infatti, ospiterà la sua prima mostra site specific, dedicata al maestro del fumetto francese Moebius, in collaborazione con Comicon. Perché, così come nell’arte, da Cézanne a Pablo Picasso a Paul Klee, da Joan Miró fino a Keith Haring, c’è tanta preistoria, lo stesso avviene anche nella cultura contemporanea e nel nostro immaginario pop. Basti pensare alla scena iniziale di 2001 – Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, con l’osso scagliato dall’ominide primitivo sulle note di Also sprach Zarathustra, o ai cartoni animati della nostra infanzia come Gli antenati, L’era glaciale e I Croods. A ognuno, insomma, le sue suggestioni, col nostro invito al pubblico di ogni età a ritrovarle al Mann e a riflettere sulla Preistoria e la Protostoria“.
I reperti in mostra sono presentati secondo un criterio diacronico e per contesti, rendendo ancora più rigoroso il piano espositivo degli anni Novanta, con le innovazioni che si riscontrano nella selezione di alcuni manufatti, così come nella divulgazione scientifica e nella didattica. Nel patrimonio archeologico risalente al Paleolitico, per esempio, sono stati inclusi cinquanta reperti, che, conservati nei depositi del museo e mai esposti in passato, sono costituiti da materiale litico proveniente dall’alto Casertano. Ma, più in generale, le migliaia di reperti in mostra restituiscono un quadro sfaccettato del patrimonio archeologico campano, con tutte le aree dell’attuale regione interessate, dal Casertano all’Avellinese, dal Beneventano alla provincia di Napoli, senza escludere la Costiera sorrentina e le isole, tutti esempi di un territorio dinamico, sempre più proteso verso scambi di tipo commerciale e culturale. L’allestimento, inoltre, prevede anche le illustrazioni dello storico dell’arte Giorgio Albertini, con le quali viene dato un volto all’uomo della Preistoria e della Protostoria, sempre col coordinamento scientifico dei funzionari del Mann, con una fedele ricostruzione di fisionomie, abbigliamento, paesaggi, ambientazioni, “traducendo” i dati di scavo nel disegno realizzato prima su carta e poi su supporti digitali.
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Tags: MANNNapoli
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