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Home Cultura

Comicon porta al Mann la grande mostra di Moebius

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
29 Febbraio 2020
in Cultura, Fumetti

Nel corso della mattinata dedicata alla riapertura della sezione Preistoria e Protostoria del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nella sala conferenze della prestigiosa istituzione museale partenopea è stata presentata anche la prima mostra site specific che sarà ospitata proprio nei nuovi spazi. E si tratta di un vero e proprio evento culturale, Moebius. Alla ricerca del tempo, la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata all’arte di Jean Giraud, in arte Moebius, certamente uno tra i più importanti fumettisti e illustratori nell’intera storia della Nona arte, autore di opere visionarie note e tradotte in tutto il mondo come Blueberry, Arzach, Il garage ermetico o L’incal.

L’esposizione sarà visitabile al Mann dal 30 aprile al 7 settembre e, dopo il successo dello scorso anno con l’analoga iniziativa su Hugo Pratt e il suo Corto Maltese, rinnova la collaborazione tra il museo e Comicon, il salone internazionale della cultura pop che dal 30 aprile al 3 maggio celebrerà alla Mostra d’oltremare di Napoli la sua ventiduesima edizione. Oltre che all’arte visionaria di Moebius, la mostra sarà dedicata anche al particolare legame tra l’autore transalpino, l’Italia e, nello specifico, Napoli, città protagonista anni fa anche di due suoi racconti brevi a fumetti: Vedere Napoli e Muori e poi vedi Napoli. D’altronde, proprio Moebius – scomparso nel 2012 a 73 anni, quando avrebbe ancora potuto dare tanto – ebbe a dire, nel 2000 in occasione della prima pubblicazione francese di Mourir et voir Naples: “È strano, poiché ogni volta che lavoro su una storia che riguarda Napoli non ci sono problemi: tutto fila liscio. Napoli ha qualcosa che mi affascina, che mi tocca sempre in un modo speciale“.

Organizzata da Comicon sotto la direzione artistica di Moebius Production, la mostra è inserita nell’ambito del progetto Obvia (Out of Boundaries Viral Art Dissemination) dell’Università Federico II per conto del Mann ed è patrocinata dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli e dall’Institut Français. Il ricco percorso espositivo avrà come suo filo conduttore un’ideale linea del tempo e provvederà a immergere i visitatori in un itinerario spazio-temporale di rara suggestione nell’arte immaginifica e visionaria di Jean Giraud, attraverso centinaia di opere tra tavole a fumetti, schizzi, quadri, acquerelli, riproduzioni, fotografie, volumi e riviste, una sezione in realtà aumentata e la proiezione a ciclo continuo del documentario MetaMoebius, diretto nel 2010 da Damian Pettigrew.

Il tutto, però, sarà tematicamente connesso agli spazi del Mann, come ha sottolineato opportunamente la vedova del grande artista, Isabelle Giraud, intervenuta ieri al museo per presentare l’esposizione assieme al direttore generale del Comicon, Claudio Curcio. “L’allestimento all’interno di questo splendido museo – ha spiegato Isabelle Giraud – permetterà di legare le opere di Moebius alle preziose testimonianze preistoriche esposte nella nuova sezione Preistoria e Protostoria. D’altra parte, Jean amava l’archeologia, tanto che qualche anno fa, di fronte alla domanda di nostra figlia Nausicaa che gli chiedeva quale altro lavoro avrebbe voluto fare se non fosse diventato un disegnatore, rispose senza indugi che gli sarebbe piaciuto essere un archeologo, spiegandole che per lui l’archeologia era ciò che porta alla luce la nostra storia e le storie di ciascuno di noi. Ma, disegnando senza sosta, Moebius scavava anche nella propria storia, per meglio volgersi al futuro. La pagina bianca era per lui come un deserto. Scavò, infatti, anche nella sabbia del suo deserto interiore per trovare la sua strada personale, come quando disegnò Inside Moebius o 40 giorni nel deserto B. Questi spazi vuoti, così frequenti nelle sue opere, sono pieni di tesori che ha fatto emergere da se stesso trascendendo il tempo, adottando i metodi di un archeologo, affascinato dalle medesime ossessioni, dall’interrogazione del tempo, dalla continuità delle forme, dallo studio delle tracce. Quindi, per lui disegnare e scrivere è sempre stato un modo per riappropriarsi di un destino umano e al tempo stesso interstellare. Ed è stato, inoltre, anche un modo per lasciare una traccia che, speriamo tutti, possa resistere alle sabbie del tempo“.

Jean Giraud, più noto con gli pseudonimi di Moebius e di Gir, è nato a Nogent-sur-Marne l’8 maggio 1938 e morto a Parigi il 10 marzo 2012. È uno tra i più noti e importanti autori di fumetti di sempre. Nel 1963 crea per la rivista Pilote la serie western Blueberry, che continuerà a pubblicare fino alla morte. In quegli stessi anni, stanco della serialità e desideroso di spazi di maggiore libertà, si dà lo pseudonimo Moebius e inizia a realizzare storie fantastiche con un stile onirico e visionario estremamente personale. La firma di Moebius riappare a fine 1974, quando con Philippe Druillet, Jean-Pierre Dionnet e Bernard Farkas fonda il gruppo Les Humanoïdes Associés che, l’anno dopo, inizia a pubblicare la mitica rivista Métal Hurlant. Su queste pagine, Moebius crea opere che rivoluzionano il fumetto internazionale, come Arzach (1975), The Long Tomorrow (1976, su testi di Dan O’Bannon), Il garage ermetico (1979) e, nel 1980, L’Incal su testi di Alejandro Jodorowsky, il cui successo lo colloca tra i grandi innovatori della fantascienza. Da fine anni Settanta, inoltre, Moebius inizia anche a collaborare col mondo del cinema, creando i costumi di un capolavoro fantascientifico come Alien di Ridley Scott (1979), le scenografie e i costumi di Tron di Steven Lisberger (1982) e il design di alcuni personaggi de Il quinto elemento di Luc Besson (1997), ispirando anche indirettamente molti altri grandi film, da Blade Runner a Star Wars: L’impero colpisce ancora.

La mostra Moebius – Alla ricerca del tempo – che sarà accompagnata anche dall’omonimo catalogo cartonato e di grande formato (200 pagine, 39 euro) con testi inediti firmati da esperti come Luca Boschi, Ferruccio Giromini e Patrick Blϋmel – conferma, come detto, la collaborazione tra Mann e Comicon: “Quando Jean Giraud divenne Moebius, tutto il mondo del fumetto – ha commentato il direttore generale comiconiano Claudio Curcio – ebbe finalmente la consapevolezza delle vere potenzialità di questo medium. Ed è anche e soprattutto grazie ad autori come lui se oggi il fumetto ha il suo posto tra le forme d’arte e d’espressione maggiori. Dopo vent’anni dall’ultima volta che il suo lavoro è stato esposto a Napoli, dunque, siamo davvero orgogliosi di poter offrire al pubblico del Mann un eccezionale percorso espositivo attraverso le opere di uno tra i più grandi artisti del Ventesimo secolo“.

Da parte sua, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini ha aggiunto: “Per il secondo anno, dopo la straordinaria mostra di Hugo Pratt dedicata a Corto Maltese, il Mann e Comicon, nell’ambito del progetto Obvia, decidono di presentare al grande pubblico un altro gigante del fumetto. E per farlo non c’era occasione più propizia dell’apertura della sezione sulla Preistoria. Addentrarsi nelle tavole a fumetti di Moebius, infatti, significa cavalcare pterodattili attorno a fantastici scenari o muoversi all’interno di enormi carcasse di dinosauri, in un tempo che contempla un futuro al passato, rimandi a civiltà che furono, relitti superstiti di antichi mondi tecnologici. Tutto ciò, grazie alla sua arte, non è una mera dimensione onirica, bensì un’esperienza concreta che ciascuno di noi può fare“.

 

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Tags: ArtecomiconfumettiMANN
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