Nel corso della mattinata dedicata alla riapertura della sezione Preistoria e Protostoria del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nella sala conferenze della prestigiosa istituzione museale partenopea è stata presentata anche la prima mostra site specific che sarà ospitata proprio nei nuovi spazi. E si tratta di un vero e proprio evento culturale, Moebius. Alla ricerca del tempo, la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata all’arte di Jean Giraud, in arte Moebius, certamente uno tra i più importanti fumettisti e illustratori nell’intera storia della Nona arte, autore di opere visionarie note e tradotte in tutto il mondo come Blueberry, Arzach, Il garage ermetico o L’incal.
L’esposizione sarà visitabile al Mann dal 30 aprile al 7 settembre e, dopo il successo dello scorso anno con l’analoga iniziativa su Hugo Pratt e il suo Corto Maltese, rinnova la collaborazione tra il museo e Comicon, il salone internazionale della cultura pop che dal 30 aprile al 3 maggio celebrerà alla Mostra d’oltremare di Napoli la sua ventiduesima edizione. Oltre che all’arte visionaria di Moebius, la mostra sarà dedicata anche al particolare legame tra l’autore transalpino, l’Italia e, nello specifico, Napoli, città protagonista anni fa anche di due suoi racconti brevi a fumetti: Vedere Napoli e Muori e poi vedi Napoli. D’altronde, proprio Moebius – scomparso nel 2012 a 73 anni, quando avrebbe ancora potuto dare tanto – ebbe a dire, nel 2000 in occasione della prima pubblicazione francese di Mourir et voir Naples: “È strano, poiché ogni volta che lavoro su una storia che riguarda Napoli non ci sono problemi: tutto fila liscio. Napoli ha qualcosa che mi affascina, che mi tocca sempre in un modo speciale“.
Organizzata da Comicon sotto la direzione artistica di Moebius Production, la mostra è inserita nell’ambito del progetto Obvia (Out of Boundaries Viral Art Dissemination) dell’Università Federico II per conto del Mann ed è patrocinata dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli e dall’Institut Français. Il ricco percorso espositivo avrà come suo filo conduttore un’ideale linea del tempo e provvederà a immergere i visitatori in un itinerario spazio-temporale di rara suggestione nell’arte immaginifica e visionaria di Jean Giraud, attraverso centinaia di opere tra tavole a fumetti, schizzi, quadri, acquerelli, riproduzioni, fotografie, volumi e riviste, una sezione in realtà aumentata e la proiezione a ciclo continuo del documentario MetaMoebius, diretto nel 2010 da Damian Pettigrew.
Il tutto, però, sarà tematicamente connesso agli spazi del Mann, come ha sottolineato opportunamente la vedova del grande artista, Isabelle Giraud, intervenuta ieri al museo per presentare l’esposizione assieme al direttore generale del Comicon, Claudio Curcio. “L’allestimento all’interno di questo splendido museo – ha spiegato Isabelle Giraud – permetterà di legare le opere di Moebius alle preziose testimonianze preistoriche esposte nella nuova sezione Preistoria e Protostoria. D’altra parte, Jean amava l’archeologia, tanto che qualche anno fa, di fronte alla domanda di nostra figlia Nausicaa che gli chiedeva quale altro lavoro avrebbe voluto fare se non fosse diventato un disegnatore, rispose senza indugi che gli sarebbe piaciuto essere un archeologo, spiegandole che per lui l’archeologia era ciò che porta alla luce la nostra storia e le storie di ciascuno di noi. Ma, disegnando senza sosta, Moebius scavava anche nella propria storia, per meglio volgersi al futuro. La pagina bianca era per lui come un deserto. Scavò, infatti, anche nella sabbia del suo deserto interiore per trovare la sua strada personale, come quando disegnò Inside Moebius o 40 giorni nel deserto B. Questi spazi vuoti, così frequenti nelle sue opere, sono pieni di tesori che ha fatto emergere da se stesso trascendendo il tempo, adottando i metodi di un archeologo, affascinato dalle medesime ossessioni, dall’interrogazione del tempo, dalla continuità delle forme, dallo studio delle tracce. Quindi, per lui disegnare e scrivere è sempre stato un modo per riappropriarsi di un destino umano e al tempo stesso interstellare. Ed è stato, inoltre, anche un modo per lasciare una traccia che, speriamo tutti, possa resistere alle sabbie del tempo“.