Mentre la pandemia da Covid-19 sembra non volere dare tregua a un’umanità sempre più esausta e disorientata, iniziano ad arrivare nelle librerie fisiche e online i primi studi su un fenomeno che ha mutato il corso della storia del mondo. Tra i contributi più interessanti di questo periodo, va certamente segnalato quello incluso nella bella collana di saggi Shibuya, curata dal sociologo napoletano Adolfo Fattori per la casa editrice indipendente Krill Books. Si tratta di Covid-19. La prospettiva delle scienze sociali (390 pagine, 23 euro), una densa raccolta di saggi a cura di Fiorenza Gamba, Marco Nardone, Toni Ricciardi, Sandro Cattacin, con prefazione dello stesso Fattori, che peraltro toccò temi simili qualche mese fa in un suo intervento scritto proprio per Il Crivello.
Nel suo testo di prefazione, il sociologo partenopeo fa opportunamente notare: “Raramente, nella storia dell’uomo, è successo che, come nel caso della pandemia in atto, l’intero pianeta fosse investito da un unico fenomeno e contemporaneamente tutti avessero la consapevolezza delle sue dimensioni e della sua forza, e occupasse pressoché completamente lo spazio dei media, diventando anche, fuori delle dimensioni pubbliche, l’unico argomento di discussione, conversazione, riflessione, litigio; un fenomeno che coinvolge in pieno le istituzioni statali, le politiche, l’economia, ma anche direttamente – e in molti casi dolorosamente – le singole persone, le nostre identità. Oggi, ci troviamo a partecipare, e contemporaneamente ad assistere, proprio a un caso del genere: ne siamo partecipanti e osservatori, proprio secondo uno degli approcci più fruttuosi della ricerca sociale, quella fenomenologica, teorizzata e praticata da Alfred Schütz e Charles Wright Mills. Ma anche noi sociologi abbiamo avuto bisogno di un attimo di riflessione, per diventarne consapevoli. Immersi nell’evolversi e nella ‘narrazione’ dell’epidemia di Covid-19, ci siamo ritrovati dentro un flusso di eventi e discorsi da cui speriamo di uscire al più presto, lasciandoci alle spalle un’esperienza che percepiamo come terribile, traumatica, spaventosa, nella sua unicità“.


