Nata a Napoli, laureata con il massimo dei voti più lode alla facoltà di giurisprudenza della “Federico II”, Elisabetta Garzo è la prima donna a ricoprire il prestigioso incarico di presidente del Tribunale della città partenopea. Un incarico che arriva dopo essere stata, come dice lei, “tra i pochi in Italia ad aver creato un tribunale ex novo”. Il Tribunale è quello di Napoli Nord, dove la Garzo è giunta nel 2014. Sei anni di presidenza, sei anni che ricorderà come “un’esperienza assolutamente positiva, in cui ho sentito molto la vicinanza della città di Aversa e dell’intera collettività”. In attesa della nomina da parte del Csm, al suo posto per ora c’è il reggente Marcello Sinisi, presidente della seconda sezione civile.
Dottoressa Garzo, cosa ha trovato e cosa ha lasciato al Tribunale di Napoli Nord?
“È come se fosse una mia creatura. Il Tribunale di Napoli Nord è nato nel settembre 2013, io sono arrivata ad aprile 2014. Consideri che all’inizio c’erano solo 10 giudici, siamo arrivati a 81, una pianta organica quasi interamente coperta. Purtroppo oggi ci sono stati parecchi trasferimenti. All’inizio convivevamo con la scuola polizia penitenziaria e anche organizzare dal punto di vista logistico il Tribunale non è stato semplice. Creare tutti servizi amministrativi è stato un impegno notevole, che ho portato avanti grazie alla collaborazione dei magistrati e dello stesso personale amministrativo. Inoltre, ho lavorato con il procuratore della Repubblica Francesco Greco in perfetta sintonia. È un tribunale che è cresciuto tanto, con i carichi di lavoro nel penale che sono aumentati oltre il 400%, rispetto alle sopravvenienze iniziali. Per non parlare del settore lavoro. Tra l’Agro aversano e i Comuni a nord di Napoli, c’è un’altissima densità industriale. Gli uffici del giudice del lavoro e fallimentare si sono dati da fare tantissimo”.
Un territorio così vasto e un contesto sociale così difficile ha comportato tanti problemi in più, per un Tribunale giovane e nato da zero.
“Sono 38 Comuni, 19 della provincia di Caserta e altrettanti per Napoli. Posso dire che il Tribunale di Napoli Nord è legato ad un territorio che ha forse la più alta densità criminale d’Italia. È la terra del clan del Casalesi e di altre organizzazione criminali. Creare un Tribunale in queste zone è un segnale forte da parte dello Stato. Ho sempre affermato che, se riusciamo a dare una risposta di giustizia seria, lo Stato assicura il suo predominio nei confronti della criminalità organizzata, la quale non ha sicuramente visto di buon occhio un presidio di legalità importante su questo territorio. Ci soni stati processi rilevanti come quello sul caso di Tiziana Cantone, del parco ‘Verde’ di Caivano, su Nicola Cosentino. Decisioni che sono arrivate in tempi brevi. Vittorie dello Stato. Ora l’attenzione è rivolta alle aule bunker, con un impiego di risorse completamente diverso. L’organico dei magistrati e degli amministrativi, i problemi logistici, si ripercuotono sulla produttività del Tribunale. Senza le aule non si riescono a celebrare i processi. L’ho detto tante volte all’allora ministro Andrea Orlando e all’attuale Alfonso Bonafede, ma non ho avuto riscontro”.
Qual è stato il momento più difficile della sua presidenza al Tribunale di Napoli Nord?
“Le difficoltà maggiori nascono sempre da carenze di risorse. Non nego che ho combattuto tanto per le aule bunker. Speravo che iniziassero i lavori, invece non sono riuscita a vederli. C’è uno stanziamento dal 2013 di 6 milioni di euro. Dovrebbero essere aule con presidi informatici molto moderni e collegamenti in video conferenza. La gara appalto è stata vinta e aggiudicata, nonostante una serie di ricorsi e di ostacoli che sono stati superati. I locali sono quelli della ex cavallerizza. C’è anche l’ingresso, con tanto di targa. Sinceramente non so cosa impedisca l’inizio dei lavori. Mi auguro che tutto ciò possa avvenire in tempi brevi, altrimenti i processi continueranno ad essere celebrati a Napoli o Santa Maria Capua Vetere”.
Sono i suoi primi giorni a Napoli. Cosa ha trovato e soprattutto quali sono i principali obiettivi, da presidente di un altro Tribunale che copre un territorio complicato?
“Conosco bene la realtà di Napoli, per averci lavorato tanti anni. Ho preso pieno possesso dell’ufficio il 27 febbraio. Come primo impegno non facile, mi ritrovo a combattere con la situazione del Coronavirus. Comunque è troppo presto per dare una risposta su cosa ho trovato. Non voglio e non posso esprimermi in questo senso. Troppo poco il tempo per dare un giudizio, sarei superficiale e forse anche presuntuosa. Ciò che voglio dire è che mi impegnerò per i tempi brevi della giustizia. Ci sono alcune situazioni che vanno affrontate. La durata media dei processi penali è troppo lunga. Sul ruolo del collegio penale ci sono situazioni pendenti da anni. A questo si deve rimediare”.
A Napoli Nord è riuscita a creare un locale attrezzato per accogliere i bambini, pensa di ripetere la stessa cosa a Napoli?
“A Napoli Nord abbiamo attrezzato un’aula per l’ascolto dei bambini ed è una cosa deliziosa. È stata inaugurata proprio per il caso di Caivano al parco ‘Verde’. Il bambino non ha la consapevolezza di essere in un Tribunale. Le audizioni sono protette. A Napoli c’è un ambiente simile, ma non è accogliente. Al momento ha bisogno di una ristrutturazione. C’è poi l’idea dell’asilo nido da portare a termine immediatamente. Valuteremo insieme con i vari uffici, ma posso dire che l’idea è stata accolta bene”.
Ma tornerà ad Aversa?
“Certo, ho già una serie di inviti. Le parole con cui il sindaco mi ha salutato sono state bellissime e c’è la proposta per conferirmi la cittadinanza onoraria. Ho sempre cercato di non essere avulsa dalla realtà territoriale. Insieme al procuratore della Repubblica, ho partecipato a tante iniziative e convegni molto interessanti. La città di Aversa ha anche un’ottima borghesia, culturalmente impegnata. Inoltre, c’è molta vicinanza con il vescovo, monsignor Angelo Spinillo, persona aperta e disponibile. Insomma, un’esperienza totalmente positiva”.
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