“Non è facile raccontare un anno come quello appena trascorso nelle carceri italiane”, un anno tragico in cui il Covid “ha rivoluzionato il modo di essere delle persone libere e di quelle detenute”. Così si apre il diciassettesimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione, che ha nella prima parte il significativo titolo “Le carceri oltre il Covid”. Il report inizia dal problema più evidente presente all’interno della carceri italiane, un problema che in questo anno è “diventato anche questione di salute pubblica”.
IL SOVRAFFOLLAMERNTO. “Al 28 febbraio 2021 – si legge nel rapporto – i detenuti erano 53.697. Erano 61.230 il 29 febbraio del 2020, a pochi giorni dalla scoperta del paziente zero di Codogno. Dunque in dodici mesi il calo è stato pari a 7.533 unità, corrispondente al 12,3% del totale. Una diminuzione che ha riguardato condannati e persone in attesa di giudicato in modo non troppo differente. Oggi la percentuale dei condannati è del 68%. Le persone che non hanno ricevuto neanche il primo giudizio sono pari al 16,5%”. Fra le venti carceri più affollate in Italia non c’è nessuna della Campania. Le prime cinque sono Taranto, con una percentuale di sovraffollamento del 196,4% (603 detenuti per 307 posti), Brescia 191,9% (357 detenuti per 186 posti), Lodi 184,4% (83 detenuti per 45 posti), Lucca 182,3% (113 detenuti per 62 posti) e Grosseto 180% (26 detenuti per 15 posti). Napoli-Poggioreale, la casa di reclusione più affollata della Campania, è al trentaquattresimo posto, con la percentuale del 132,5% (2.085 detenuti per 1.571posti).


