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“Le carceri oltre il Covid”, i numeri del diciassettesimo rapporto sulla detenzione dell’associazione Antigone

Il sovraffollamento è sempre il maggiore problema "diventato anche questione di salute pubblica”. Le donne delinquono poco ma aumentano i femminicidi

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
11 Aprile 2021
in Società
criminalità

“Non è facile raccontare un anno come quello appena trascorso nelle carceri italiane”, un anno tragico in cui il Covid “ha rivoluzionato il modo di essere delle persone libere e di quelle detenute”. Così si apre il diciassettesimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione, che ha nella prima parte il significativo titolo “Le carceri oltre il Covid”. Il report inizia dal problema più evidente presente all’interno della carceri italiane, un problema che in questo anno è “diventato anche questione di salute pubblica”.

IL SOVRAFFOLLAMERNTO. “Al 28 febbraio 2021 – si legge nel rapporto – i detenuti erano 53.697. Erano 61.230 il 29 febbraio del 2020, a pochi giorni dalla scoperta del paziente zero di Codogno. Dunque in dodici mesi il calo è stato pari a 7.533 unità, corrispondente al 12,3% del totale. Una diminuzione che ha riguardato condannati e persone in attesa di giudicato in modo non troppo differente. Oggi la percentuale dei condannati è del 68%. Le persone che non hanno ricevuto neanche il primo giudizio sono pari al 16,5%”. Fra le venti carceri più affollate in Italia non c’è nessuna della Campania. Le prime cinque sono Taranto, con una percentuale di sovraffollamento del 196,4% (603 detenuti per 307 posti), Brescia 191,9% (357 detenuti per 186 posti), Lodi 184,4% (83 detenuti per 45 posti), Lucca 182,3% (113 detenuti per 62 posti) e Grosseto 180% (26 detenuti per 15 posti). Napoli-Poggioreale, la casa di reclusione più affollata della Campania, è al trentaquattresimo posto, con la percentuale del 132,5% (2.085 detenuti per 1.571posti).

GLI STRANIERI. Gli stranieri detenuti sono il 32,5% della popolazione carceraria. Erano il 37,15% undici anni fa, quindi in termini assoluti dalla fine del 2009 sono diminuiti di 6.723 unità. “Al 31 gennaio 2021 – si legge nel rapporto – su un totale di 17.291 detenuti stranieri presenti, il 18,1% si trovava in carcere in attesa di primo giudizio. A parità di condizione i detenuti italiani in attesa di primo giudizio rappresentavano il 15,4% dei reclusi (italiani). Il 16,1% degli stranieri si trova in carcere con una condanna non ancora definitiva. Gli italiani nella stessa condizione sono il 14,7%. I condannati definitivi sono il 69,1% degli italiani e il 65,3% degli stranieri”. Al 31 dicembre 2020 si contano nelle carceri italiane 9.261 detenuti provenienti dall’Africa, il continente più rappresentato,“in particolare da Marocco (3.308) e Tunisia (1.775). Alla stessa data, dall’area Ue provengono 2.691 detenuti. L’Albania, con 1.956 detenuti, è lo Stato balcanico extra Ue con il più alto numero di detenuti in Italia”.   

LE MISURE NON DETENTIVE. Al 15 febbraio 2021 erano 61.589 – tra cui 6.951 donne – “le persone in esecuzione di una misura alternativa alla detenzione”, tra sanzione sostitutiva, libertà vigilata, messa alla prova, lavori di pubblica utilità. Invece, “erano 16.856 le persone in affidamento in prova al servizio sociale, 11.788 quelle in detenzione domiciliare e 752 quelle in semilibertà”.

L’ETÀ DEI DETENUTI. Al 31 dicembre 2020 erano presenti nelle carceri italiane 9.947 giovani, i cosiddetti “infra-trentenni, una popolazione che dovrebbe spingere l’amministrazione a organizzare un piano di azioni educative, scolastiche, culturali e di avviamento al lavoro che tenga conto della loro giovane età”. Ci sono, invece, “ben 851 persone che al 31 dicembre 2020 avevano più di 70 anni (erano solo 350 nel 2005)”, nonostante le disposizioni permettano la detenzione domiciliare per gli ultrasettantenni. Lo stesso rapporto afferma che parte degli 851 over 70 “è in regime di alta sicurezza o in 41-​bis”.

LE DONNE DELINQUONO POCO. “Erano 2.250 le donne presenti negli istituti penitenziari al 31 gennaio 2021, 26 delle quali con figli al seguito”. Solo, quindi, Il 4.2% del totale della popolazione detenuta. I quattro carceri femminili in Italia (Trani, Pozzuoli, Roma e Venezia) ospitano 549 donne, il resto “sono distribuite nelle 46 sezioni femminili ospitate all’interno di carceri maschili”. A fine 2020 erano 13 le donne sottoposte al regime del 41 bis.

LE CARCERI MINORILI. A metà gennaio 2021 “erano 281 i ragazzi detenuti nei 17 Istituti penali per minorenni presenti sul territorio nazionale. Un numero sostanzialmente identico a quello del 15 maggio 2020, quando erano 280”.

PENE LUNGHE ED ERGASTOLANI. Secondo il rapporto di Antigone “sono 1.784 gli ergastolani (erano 1.224 nel 2005), di cui solo 112 stranieri (6,27%)”, mentre “985 persone sono state condannate a meno di un anno (erano addirittura 3.356 nel 2005), di cui 452 stranieri, cioè il 45,88%”. Più alta la pena, quindi, minore è “la percentuale dei detenuti stranieri, segno del minore spessore criminale di questi, nonché di un uso selettivo della giustizia penale”.

DIMINUISCONO GLI OMICIDI MA NON QUELLI CON LE DONNE VITTIME. Nel 2020 ci sono stati meno omicidi, “si è passati – infatti – dai 315 del 2019 ai 271 del 2020, con una riduzione pari al 14%”. Alla diminuzione degli omicidi totali non corrisponde, però, “una pari riduzione negli omicidi con vittime donne. ​Negli ultimi due anni, risultano in lieve aumento le vittime di sesso femminile (da 111 del 2019 a 112 del 2020) e quelle uccise in ambito familiare affettivo (da 94 a 98)”. 

IL REGIME DEL 41 BIS. “Al 31 dicembre 2020 – infine – risultano presenti 759 persone sottoposte al regime speciale di cui all’art.41 bis, di cui 746 uomini e 13 donne. Alla stessa data del 2019 erano 754, nel 2018 erano 733”.

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Tags: associazione Antigone
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