A partire da lunedì 16 marzo presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli sarà possibile visitare la mostra Gli Etruschi e il Mann, a cura del direttore dell’istituzione museale partenopea Paolo Giulierini e dell’archeologo Valentino Nizzo, con l’organizzazione del gruppo Electa.
Anche il Mann, in questi giorni, s’è dovuto adeguare alle disposizioni del Governo per il contenimento del contagio da Covid-19 (che sta mettendo a dura prova il comparto culturale in tutta Italia), annullando gli eventi in programma fino al 15 marzo ma restando regolarmente aperto, nei consueti orari, per le visite al proprio patrimonio permanente e alle mostre temporanee. In tal senso, dunque, la data di lunedì 16 era la prima utile per programmare un’inaugurazione molto attesa dagli appassionati, poiché, dopo la riapertura dei giorni scorsi della sezione su Preistoria e Protostoria, la grande mostra sugli Etruschi offrirà ai visitatori del museo campano l’occasione di godersi una retrospettiva sensazionale, dedicata a una tra le civiltà italiche più avanzate e progredite non soltanto della Penisola ma dell’intero continente europeo.
Qualora, com’è auspic
abile, non dovessero esservi ulteriori proroghe delle misure di contenimento del Coronavirus da parte del Governo, il Mann è pronto a ripartire, quindi, con un’offerta culturale di primo livello (nella foto, l’affibbiaglio della Tomba Bernardini di Palestrina del Settimo secolo avanti Cristo). Gli Etruschi, infatti, hanno saputo rivoluzionare l’agricoltura, il commercio, la tecnica, l’artigianato e i rapporti sociali lungo un ampio arco temporale che va dal Decimo al Primo secolo avanti Cristo, estendendo il loro dominio su un territorio molto vasto, l’Etruria, autentica macroregione che comprendeva tutta l’Italia centrale, dalla Pianura Padana fino alla Campania felix.
L’esposizione resterà aperta
fino al 31 ottobre e coprirà un periodo di sei secoli, tra Decimo e Quarto avanti Cristo, proponendo al pubblico circa seicento reperti appartenenti a questa antica popolazione italica, dalla cultura millenaria ancora oggi oggetto di fascino e mistero. Oltre duecento pezzi, peraltro, saranno visibili per la prima volta, dopo le campagne di studio, documentazione e restauro portate avanti nell’ambito della rete scientifica costruita assieme al Parco Archeologico di Pompei. In particolare, inoltre, grazie al prestito da parte del Museo Etrusco di Villa Giulia, un’autentica rarità come il corredo della celebre Tomba Bernardini di Palestrina verrà esposta per la prima volta accanto alla Tomba Artiaco 104 di Cuma (qui nella foto, l’affibbiaglio risalente all’Ottavo secolo avanti Cristo), congiungendo così idealmente l’area etrusco-laziale con quella campana in un periodo cruciale della storia mediterranea.