Le norme anti-Coronavirus per la prevenzione e il contrasto allo sviluppo del contagio stanno inevitabilmente avendo il loro effetto sulle normali abitudini degli italiani, cambiando i comportamenti e il modo di vivere la socialità. La famosa distanza di sicurezza tra le automobili, argomento dei test per l’esame di scuola guida, diviene realtà anche tra le persone. Stavolta, però, il motivo non si identifica nel rischio di un tamponamento, quanto piuttosto nel contagio del virus. Dagli eventi sportivi, dunque, alle aggregazioni sociali, dai consueti saluti e convenevoli alle riunioni religiose, i nuovi dettami contro il possibile contagio sono visibili dappertutto.
Già nella giornata di ieri era giunto alla portata dei fedeli aversani un comunicato del Monsignor Angelo Spinillo, in cui si elencavano i vari provvedimenti da adottare a seguito delle decisioni governative. Le norme hanno posto un freno alle celebrazioni della messa, alle attività di catechesi e ai raduni che avrebbero coinvolto un numero di persone non consentito dal decreto. A colpire l’attenzione dei lettori, anche un breve accenno sulle nuove modalità di svolgimento di eventi che da sempre attirano importanti numeri di persone, per motivi più o meno felici, come matrimoni e funerali. “Anche per i matrimoni e i funerali, – si legge nel comunicato – nelle modalità opportune, si incoraggi solo la partecipazione dei familiari più stretti”. È comprensibile che queste misure vengano adottate per proteggerla popolazione e limitare i possibili nuovi contagi, ma risulta altrettanto chiaro che il trasporto emotivo, qualsiasi sia la fonte, poco dipende dai legami di sangue.

