L’acqua, toccasana per proteggere bimbi e anziani dal caldo, soggetti considerati a rischio in estate
Una serie di semplici abitudini comportamentali e misure di prevenzione possono contribuire a ridurre notevolmente le conseguenze nocive delle ondate di calore
Tutti i giorni, quasi senza accorgercene, utilizziamo l’acqua per dissetarci. Durante la nostra vita consumiamo un equivalente di acqua pari a 600 volte il nostro peso corporeo: due litri al giorno per una vita media di 65 anni e un peso medio di 70 chili.
Soddisfare il fabbisogno idrico dell’organismo è una necessità quotidiana irrinunciabile. Tra i vari fattori che concorrono positivamente al raggiungimento di uno stato di salute ottimale, un posto di primaria importanza, tra quelli nutrizionali, spetta all’idratazione e al corretto equilibrio tra i vari compartimenti idrici dell’organismo. Da qui la sua importanza, che risulta accentuata durante l’estate.
Durante la stagione più calda, rispettare la dose di due litri al giorno è ancora più importante. L’indicazione vale per tutti, ma tra le fasce della popolazione a cui occorre prestare maggiore attenzione ci sono i bambini e gli anziani che, sudando, perdono liquidi e sali minerali. Da qui l’aumentato rischio di disidratazione. Tra i primi, oltre 1 su 2 non beve abbastanza. Un dato che sottolinea come, ancora oggi, i più piccoli non vengono educati a una corretta idratazione. In età infantile seguire una corretta idratazione può essere difficile.
Nei bambini infatti lo stimolo della sete è meno sviluppato rispetto agli adulti e anche quando viene avvertito non garantisce l’assunzione della giusta quantità di acqua, per evitare che non soddisfino il loro fabbisogno giornaliero, occorre associare il gesto del bere a precisi momenti della giornata, per assicurarsi che ogni giorno il bambino assuma una certa quantità di acqua e che lo abitua a ricordarsi che bere è importante per stare bene.
Negli anziani. Un problema comune è rappresentato dalla disidratazione, causata da una insufficiente introduzione di acqua inadeguata a compensare le perdite o da particolari condizioni ambientali ed anche da un’insoddisfazione del gusto dell’acqua. Nuove ricerche indicano che perdite di liquidi e soprattutto di acqua possano rappresentare un fattore di rischio di litiasi urinaria, prolasso della valvola mitralica, alterazioni delle ghiandole salivari e un generalizzato aumento del rischio per la salute nell’anziano. A queste persone viene consigliato di bere acque oligominerali, alternandole con altre a media mineralizzazione ricche di calcio per contrastare la perdita di massa ossea. Nell’anziano iperteso, a completamento della dieta va utilizzata un’acqua a bassa concentrazione di sodio (inferiore a 20 mg/l).
Offrire assistenza a persone a maggiore rischio (come gli anziani che vivono da soli) e segnala ai servizi socio-sanitari eventuali situazioni che necessitano di un intervento.
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