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“Ghost town”: alla scoperta dei paesi fantasma in Campania / #2

Il nostro secondo appuntamento del viaggio tra i villaggi e i sobborghi dimenticati e abbandonati della nostra regione prosegue in Costiera Amalfitana e nel Cilento

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
14 Agosto 2021
in Società

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei paesi fantasma più suggestivi e affascinanti della Campania. Dopo esserci persi tra le strade delle ghost town delle province di Napoli e di Caserta facciamo ora tappa verso i borghi abbandonati più spettrali e misteriosi del Salernitano, una provincia ricchissima di testimonianze del passato nascoste nelle aree più impervie e dimenticate, e la maggior parte dei quali sono al di fuori dei tradizionali circuiti turistici mainstream.

Il nostro itinerario non poteva che partire dalla meravigliosa cornice della Costiera Amalfitana. Qui, a metà strada tra Positano e Amalfi, si trova Furore, incantevole borgo marinaro in stato di semiabbandono incastonato nell’ononimo fiordo in uno dei tratti di mare più celebri al mondo. Tra le vecchie case dei pescatori color pastello, oggi non più abitate e trasformate in depositi per gli attrezzi, Roberto Rossellini girò nel 1948 uno dei suoi capolavori, L’amore, interpretato da un’indimenticabile Anna Magnani, all’epoca compagna del regista. Durante la stagione estiva la spiaggetta del fiordo viene invasa dai turisti, soprattutto stranieri, che rompono la quiete del luogo, ma nei mesi invernali e con il mare in burrasca il borgo assume un fascino di spettrale desolazione. Nel 1997 Furore, assieme alla Costa d’Amalfi, è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità, inoltre è stata inserita nel circuito dei borghi più belli d’Italia.

La spiaggetta ai piedi di Furore

Dalla Costiera ci spostiamo in uno dei luoghi più selvaggi e incontaminati della Campania, il Cilento, ricco di piccoli centri non più abitati. Tra Agropoli e Castellabate, circondato da una lussureggiante macchia mediterranea e affacciato sul Tirreno, sorge il villaggio abbandonato di San Giovanni di Tresino. Questo tratto di costa cilentana, a causa delle forti mareggiate e dei venti sferzanti, è stato soggetto a importanti fenomeni di erosione, i quali probabilmente hanno contribuito a causare lo spopolamento dell’abitato. Fu nel corso del secolo scorso che i suoi abitanti decisero di lasciare questo luogo impervio per trasferirsi nella più vicina e accogliente Castellabate. Dai pochi edifici rimasti a testimonianza del passato, tra cui l’antico convento, si può godere una vista mozzafiato sul mare sottostante, perdendosi tra i vividi colori mediterranei. Dal 2009 il litorale di Punta Tresino fa parte dell’area marina protetta di Santa Maria di Castellabate mentre i suoi fondali, ricchi di grotte e coralli, sono meta di escursioni subacquee.

Il panorama da San Giovani di Tresino

È di un fascino avvolgente e senza eguali il piccolo borgo di Roscigno Vecchia, situato nel cuore dei monti Alburni, nella parte più interna del Cilento. L’abbandono del paese cominciò agli inizi del Novecento a causa dell’instabilità del terreno che provocò numerose frane e smottamenti che danneggiarono buona parte dell’abitato, tanto che il declino della città fu lento e inesorabile. L’ultima abitante del villaggio fu Teodora Lorenzo, meglio nota come Dorina, la quale si spense in solitudine nell’ottobre del 2000. Dopo la sua scomparsa a Roscigno Vecchia è giunto un nuovo ospite, Giuseppe Spagnuolo, il quale si prende cura di questa meravigliosa città dimenticata. Passeggiando nel paese si possono ammirare l’ampia piazza con la chiesa settecentesca, l’antichissima fontana in pietra da cui sgorga ancora l’acqua e diversi elementi architettonici che regalano a questo luogo un’atmosfera unica. La città vecchia è stata anche un set cinematografico: qui Mario Martone girò alcune scene del film Noi credevamo mentre Sergio Staino firmò il suo primo lavoro alla regia con Cavalli si nasce. Nel 2019, inoltre, il regista Luca Miniero ha scelto Roscigno per girare l’esilarante commedia Attenti al gorilla. Oggi il borgo sta vivendo una nuova vita ed è stato trasformato in location per eventi culturali e festival.

La piazza di Roscino Vecchia con l’antica fontana

Spostadoci nella parte meridionale del Cilento, verso Palinuro, si incontra il massiccio del monte Bulgheria, chiamato così perché alle sue falde, nel VI secolo d. C., furono eretti diversi insediamenti dai coloni bulgari. Ai piedi dell’estremità occidentale di questa impervia catena montuosa sorge il borgo abbandonato di San Severino di Centola. Il villaggio, i cui resti ricalcano le forme di un’antica fortezza medievale, si trova adagiato su uno sperone roccioso che si staglia sulla Gola del Diavolo, canyon scavato dalle acque del fiume Mingardo. Agli inizi del Novecento il paese venne gradualmente abbandonato dai suoi abitanti, gran parte dei quali decisero di emigrare o di stabilirsi nelle località vicine, in cerca di condizioni di vita migliori. Il borgo fantasma è oggi interamente visitabile grazie ai percorsi di visita organizzati dall’associazione Il borgo, impegnata nel recupero di questo piccolo gioiello arrampicato sulla roccia. Non lontano da qui, scendendo verso la costa in direzione Pisciotta, si trova il villaggio abbandonato San Nicola di Centola, la cui parte bassa fu evacuata nel 1963 a causa di una frana. Di questo borgo si può ammirare la spettrale chiesa seicentesca.

Il villaggio diroccato di San Severino di Centola

Il nostro viaggio alla scoperta dei paesi fantasma del Salernitano non può che concludersi a Romagnano al Monte, antichissimo borgo “in bilico” su un vertiginoso pendio collinare a 650 metri di quota. Il nucleo più vecchio del paese si trova abbarbicato su uno scosceso crinale a picco sulle profonde gole scavate dal fiume Platano. Romagnano ha un passato travagliato e la sua storia è stata segnata da numerosi eventi catastrofici come frane, alluvioni, terremoti e carestie, tanto da meritarsi l’appellativo di “paese maledetto”. Nel corso del Novecento la città andò gradualmente spopolandosi a causa del fenomeno dell’emigrazione. Nel secondo dopoguerra contava poco meno di mille abitanti ma venne abbandonata definitivamente solo dopo il terremoto del 1980 che lesionò irrimediabilmente l’intero abitato, rendendolo inagibile. Oggi il borgo si presenta come una delle città fantasma più spettrali d’Italia: quasi tutte le abitazioni sono state lasciate con le porte spalancate, con le stanze disseminate di piccoli oggetti quotidiani, quasi a testimoniare delle presenze svanite nel nulla. Vite, voci e ricordi dei suoi abitanti restano intrappolati qui, come fantasmi senza tempo.

Il borgo spettrale di Romagnano al Monte

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Tags: campaniacittà fantasmaghost townprimopiano
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