C’è sempre più bisogno di innovazione tecnologica nel settore della medicina e della chirurgia. Lo ha dimostrato la pandemia di Covid-19: è necessario rivalutare sia l’approccio scientifico sia il rapporto con i pazienti, per vincere le sfide che ci attendono nel futuro.
Una sfida che vede in prima linea gli specialisti italiani, questa volta a guidare gli altri paesi nel balzo verso il futuro della Medicina. A fare il punto sulla formazione dei giovani, la fuga dei cervelli e le possibilità offerte oggi al paziente dai “maghi” del bisturi, sono stati gli esperti italiani e internazionali riuniti a Roma per il congresso “Digestive Surgery – surgeon between soul and robot”.
Secondo Massimo Carlini, presidente eletto della Società italiana di chirurgia, “la vera novità è che le ‘novità’ in chirurgia non arrivano più dall’estero, ma partono dall’Italia che gioca un ruolo fondamentale in tutte le innovazioni tecnologiche: dalla nuova definizione di procedure chirurgiche alle innovazioni più all’avanguardia non solo in Europa. Decenni fa guardavamo agli Usa o ad altri paesi per sapere cosa avremmo fatto nel futuro, oggi siamo noi a tracciare il futuro“.
Appare sempre più chiaro che la tecnologia può segnare un deciso cambio di passo in questo campo e, per esteso, nella tutela della salute della popolazione. Tutto ciò, anche grazie alle applicazioni di realtà virtuale e modellazione 3D, che stanno entrando in sala operatoria anche in Italia.
Si arriverà ad operare un paziente con il chirurgo collegato da una altra città o nazione? “In forma del tutto sperimentale questo è già avvenuto – risponde Carlini – Nel 2001 l’operazione Lindbergh era un’operazione tele-chirurgica completa eseguita da un team di chirurghi francesi situati a New York su un paziente a Strasburgo. Ma oggi con le reti 5G si ridurrà ancora di più il tempo di latenza tra il gesto del chirurgo da remoto e l’azione sul robot“.