A 87 anni è morto Franco Marini, per complicazioni legate al Covid-19. Il noto esponente politico e storico leader sindacale era risultato positivo al Coronavirus a inizio gennaio ed era stato ricoverato presso l’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti. Dimesso a fine mese, era stato costretto nei giorni scorsi a un nuovo ricovero, dovuto ai postumi del contagio, presso la clinica Villa Mafalda di Roma, dove s’è spento nelle scorse ore. A dare la notizia della scomparsa, è stato un altro esponente politico di lungo corso di area ex democristiana, Pierluigi Castagnetti, che ha ricordato l’amico come “uomo integro, forte e fedele a un grande ideale: la libertà come presupposto della democrazia e della giustizia. Quella vera“.
Politico e sindacalista, Marini è stato segretario generale della Cisl, poi presidente del Senato e, quindi, ministro del Lavoro. Ha ricoperto il ruolo di segretario del Partito popolare italiano ed è stato tra i fondatori del Partito democratico. Nel corso della sua carriera politica, è stato anche europarlamentare. Abruzzese d’origine (era soprannominato il Lupo marsicano), era nato il 9 aprile 1933 a San Pio delle Camere, minuscolo paesino della provincia dell’Aquila, primogenito di una famiglia di umili origini. Trasferitosi da bambino a Rieti al seguito dei genitori, iniziò a muovere i primi passi da sindacalista nella fabbrica dove lavorava il padre. La sua iscrizione alla Democrazia cristiana risale al 1950 e, nel corso dei decenni, è stata affiancata da una militanza sindacale che lo ha portato ad attraversare da protagonista alcuni tra gli anni più turbolenti della storia italiana del secondo dopoguerra. A inizio anni Novanta, fu ministro del Lavoro nel settimo governo Andreotti, per poi essere candidato per la prima volta dalla sua Dc nel 1992, risultando il primo degli eletti a livello nazionale. Dopo aver contribuito nel 1994 alla fondazione del Partito popolare italiano, ne divenne segretario tre anni più tardi, trovandosi a dover gestire prima l’alleanza con i Democratici di sinistra nell’Ulivo a sostegno di Romano Prodi e poi la confluenza del suo partito nella Margherita, della quale fu designato responsabile organizzativo nazionale nel 2002. Il 26 aprile 2006 fu eletto presidente del Senato, superando alla terza votazione il candidato sostenuto dal centrodestra, il senatore a vita Giulio Andreotti.


