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Home Cultura

Galleria Toledo, raccontare Shakespeare per trovare se stessi

Emanuele Di Donato di Emanuele Di Donato
16 Febbraio 2020
in Cultura, Spettacoli
Alessandro

Alessandro

In cima alla salita di Montecalvario si aprono le porte di una sala intima del Teatro Stabile Galleria Toledo, per la prima di uno spettacolo che si rivelerà altrettanto intimo, interpretato da soli due attori. La commedia degli errori di Shakespeare è di scena, con una replica che ci sarà oggi alle 19. Opera giovanile, farsesca, ma per niente frivola o acerba. I temi sono di quelli forti, di quelli che tengono sveglio l’uomo da sempre: la ricerca di se stessi, del proprio posto nel mondo. Tutto incorniciato da una comicità piacevole, dall’inizio alla fine, di stampo slapstick, data dal modo di giocare con le espressioni facciali, con il corpo, con gli oggetti di scena e i costumi. Daniele Marmi e Alessandro Marini ci catapultano nell’ambiente delle due coppie di gemelli, impersonando non solo Dromio e Antifolo, vero nucleo della vicenda, ma anche tutti gli altri personaggi.

Equivoci, scambi di persona, giochi di parole, tutti elementi di una particolare comicità presente, anche se non centrale, negli scritti del bardo di Stratford-upon-Avon. Comicità decisamente nelle corde dei due interpreti, Alessandro e Daniele, un ligure e un toscano, che la risata ce l’hanno nel sangue e la sanno provocare. “Io sono più attratto dal comico – ci spiega Daniele Marmi – i miei primi spettacoli erano soprattutto comici, ma poi andando avanti con il teatro, prendendo parte a vari programmi, arrivi a fare un po’ di tutto. A me però piace più il comico e credo di aver coinvolto anche Alessandro”. Comicità basata sugli errori, gli equivoci scatenati dalla presenza di due coppie di gemelli identici nella stessa città, Efeso.

Lo spettacolo scorre veloce, così come veloci e frequenti si susseguono gli scambi di battute tra i due, in un vortice fatto di personaggi e situazioni paradossali. I personaggi sono tanti, uomini e donne, tutti con le proprie peculiarità, ma gli attori sono soltanto due: sono frequenti i dialoghi tra personaggi diversi in cui a parlare è lo stesso attore, che interpreta a distanza di pochi secondi un uomo e una donna. Cambi di abito durante una battuta, scenografia manovrata durante un cambio di personaggio, tutto arriva molto fluido e naturale. “Io e Daniele – ci risponde Alessandro, dopo una domanda sul processo di allestimento di uno spettacolo del genere – ci siamo conosciuti lavorando con Gabriele Vaccis e in quella circostanza abbiamo avuto l’onore di avere come collega attore Eugenio Allegri, il regista dello spettacolo. Gabriele ci ha un po’ insegnato questo, il gioco del teatro allo scoperto, a vista”.

“Poi c’è una ragione di temi – continua Alessandro – la scrittura di Shakespeare è una scrittura caleidoscopica. Rispetto al modello di Plauto, Shakespeare raddoppia, e noi abbiamo pensato di raddoppiare, moltiplicare all’infinito questa cosa facendo tutti i ruoli. Non cercavamo un testo, cercavamo noi stessi. Cercavamo un pretesto, la commedia ci è parsa molto indicata per fare questo gioco, gli equivoci sono divertentissimi ma noi volevamo raccontare una crisi d’identità un po’ meno pratica e un po’ più radicale, più contemporanea”.

La commedia degli errori è un’opera giovanile, forse la prima di Shakespeare, scritta tra il 1589 e il 1594, ma per i due attori la presenza di quello che sarebbe diventato il più grande scrittore e drammaturgo occidentale si avverte eccome: “In questa opera si sente che c’è la mano dello stesso autore di Amleto, di Romeo e Giulietta. Nonostante si dica sia la sua prima commedia e forse un po’ giovanile, si sente che ha quella proiezione lì, è lo stesso che ha scritto essere o non essere e anche noi siamo e non siamo”.

Tanti gli equivoci che rendono la storia intricata, una storia che potrebbe confondere il pubblico e diventare difficile da seguire se non fosse per la chiarezza espressiva di Daniele e Alessandro, per la direzione del regista Eugenio Allegri e per la maestria con la quale sono stati pensati e creati gli abiti di scena, utilissimi a distinguere i vari personaggi. Da elogiare quindi non solo l’interpretazione dei due attori, ma anche di tutto ciò che hanno avuto intorno, passando per i costumi, la scenografia, finendo con le musiche. “Dobbiamo ringraziare il fatto che – ci racconta Alessandro – sono 12 anni che siamo in giro a lavorare. Io e Daniele ci siamo conosciuti lavorando al teatro stabile di Torino e proprio lì abbiamo lavorato con le costumiste, Michela Pagano e Gaia Moltedo, che hanno pensato e poi elaborato i costumi. Le musiche, inoltre – aggiunge Daniele – sono di Francesco Li Causi, ex bassista dei negrita. Sono tutti personaggi che ci hanno dato una mano forte”.

Il lavoro, tuttavia, a volte non è l’unica cosa che serve a rendere un progetto un successo. Come ci spiega Alessandro, è entrata in gioco anche una scoperta fortuita diventata una simpatica curiosità: “Una coincidenza miracolosa, abbiamo scoperto che nel sottopalco c’erano delle vele. Ti sono comode per fare il fondale, certo, ma la storia parla di un naufragio, di un viaggio, del navigare, dell’oceano e noi abbiamo avuto la fortuna di trovare delle vele”. La scenografia è stata parte integrante dello spettacolo, con cui entrambi giocavano in tutta naturalezza e usandola al meglio. “La scenografia la manovriamo bene perché l’abbiamo fatta noi, per esempio i pali sono stati fatti insieme al papà di Daniele”.

Uno spettacolo del genere non si allestisce in breve tempo, soprattutto se i componenti sono meticolosi e spinti dalla voglia di raggiungere la perfezione. Daniele ci ha spiegato che ci sono voluti “due anni e mezzo per scrivere, riscrivere, guardare, cercare, trovare un regista che avesse un’idea come la nostra, perché per noi fare uno spettacolo significa farlo bene o non farlo per niente. Il testo lo abbiamo letto e riletto, e alla fine siamo giunti alla stesura perfetta, giusta per due persone”. In chiusura, Alessandro ci racconta che la realizzazione dello spettacolo è avvenuta “con pazienza, non accontentandoci mai”.

 

(Ha collaborato Nando Sasso)

 

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Tags: Napoli
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