L’inchiesta sulla corruzione a Teverola si allarga, oltre alle nuove misure cautelari, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Aversa hanno eseguito, su richiesta della Procura di Napoli Nord, un sequestro preventivo su aree edilizie irregolari, nello specifico: parte del parco residenziale Iris in località Madama Vincenza, ancora in fase di costruzione, oltre a un edificio in via F.lli Bandiera. Le operazioni di sequestro sono avvenute in concomitanza con gli arresti domiciliari e i divieti di dimora per otto indagati, tra cui figure chiave dell’amministrazione e del settore edilizio.
Le indagini, sviluppate tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di osservazione, hanno portato alla luce un sistema di relazioni tra amministratori locali e imprenditori. Secondo quanto emerge dai documenti investigativi, amministratori e tecnici comunali avrebbero piegato le proprie funzioni per favorire interessi privati, violando i propri obblighi e cedendo ai benefici economici offerti dai privati. Nella nota del Procuratore Capo Maria Antonietta Troncone, si sottolinea come tali comportamenti abbiano permesso il rilascio di permessi edilizi in cambio di compensi illeciti.
Le intercettazioni hanno ricostruito episodi di corruzione in cui erano coinvolti l’ex sindaco Biagio Lusini, vari componenti della giunta e del consiglio comunale, nonché alcuni imprenditori. Durante il mandato del sindaco Tommaso Barbato, Lusini avrebbe operato come mediatore, sfruttando la sua influenza per facilitare progetti edilizi su terreni divenuti edificabili grazie a modifiche nel piano urbanistico comunale. In questa rete di interessi, Lusini avrebbe agito anche da imprenditore occulto, favorendo la realizzazione del parco Iris con il sostegno di tecnici comunali e amministratori.
Mazzette e pressioni per ottenere i permessi
Gli inquirenti hanno raccolto prove che mostrano come Barbato e l’assessore ai Lavori Pubblici, Pasquale De Floris, abbiano accettato tangenti in cambio del rilascio di permessi edilizi. Il Responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale, nominato su pressione degli indagati, avrebbe contribuito a garantire il rilascio dei titoli richiesti, in un contesto di totale asservimento dell’amministrazione agli interessi privati.
Secondo il Procuratore Troncone, le indagini hanno rivelato un “contesto a dir poco inquietante” in cui l’amministrazione comunale operava in violazione costante delle norme, trasformando la gestione pubblica in una rete di vantaggi illeciti per pochi. Le evidenze raccolte nel 2023 mostrerebbero un quadro di corruzione ancora più grave rispetto alle indagini del triennio 2019-2021, con i principali responsabili della gestione pubblica schierati a favore degli imprenditori coinvolti. Il sistema corruttivo, testimoniato da elargizioni in denaro e utilità verso sindaco e assessori, ha visto la partecipazione di amministratori sia nel ruolo di maggioranza sia di opposizione, dimostrando come gli indagati fossero in grado di perseguire i propri fini anche nel tempo, indipendentemente dai cambiamenti in giunta. Dopo le elezioni del giugno 2024, alcuni dei coinvolti nell’inchiesta, come Barbato e Buonpane, hanno ottenuto nuove cariche, salvo poi dimettersi in seguito agli interrogatori del gip e all’applicazione delle misure cautelari. Le dimissioni di ottobre 2024 chiudono dunque un capitolo che, per anni, ha visto gli interessi privati prevalere sulla funzione pubblica a Teverola. Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli odierni indagati sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva e che la misura cautelare è stata adottata anche a seguito de1 vaglio degli interrogatori preventivi degli indagati medesimi.