Per la prima volta il Comune di Aversa adotta una serie di indirizzi programmatici per l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, “con precise indicazioni a uffici e commissioni consiliari”. Un modello che si è concretizzato con la delibera approvata ieri dalla giunta comunale guidata dal sindaco Alfonso Golia, in cui vengono espressamente elencati tredici punti da attuare per la “valorizzazione simbolica e materiale dei beni confiscati alle mafie” presenti sul territorio comunale. Un atto salutato con soddisfazione dal Comitato don Peppe Diana e dal presidio territoriale di Libera Aversa ‘Attilio Romanò e Dario Scherillo’. In una nota congiunta, le due associazioni affermano che la decisione dell’amministrazione comunale “segna una data storica sul riutilizzo sociale dei beni confiscati”, i quali “saranno introdotti nel Piano sociale di zona”. Inoltre, “è stato dato mandato ai dirigenti degli uffici competenti di avviare tutti gli iter necessari alla ristrutturazione degli immobili confiscati, evitando che il deterioramento possa comprometterne il riutilizzo. I beni confiscati – prosegue la nota – entrano così, grazie all’interessamento della rete associativa che ha visto anche la partecipazione del Masci Aversa 2 e delle associazioni Patatrac e AversaLab, a pieno titolo nel lavoro di riqualificazione strutturale, sociale e di servizi della comunità aversana”.
Nella delibera, fra i punti elencati, è stabilito di “procedere all’installazione di targhe informative su tutti i beni confiscati alla criminalità” acquisiti al patrimonio del Comune di Aversa, “intestare gli immobili confiscati a vittime innocenti delle mafie”, “individuare nella co-progettazione e nella co-programmazione le forme ordinarie di definizione delle destinazioni d’uso dei beni”, dare mandato al dirigente al patrimonio di sollecitare l’Agenzia nazionale dei beni confiscati di effettuare “la consegna formale (cioè delle chiavi ndr) dell’immobile sito in via Madonna dell’Olio”, assegnato al Comune di Aversa nell’ottobre del 2018. Il percorso che ha portato alla delibera è iniziato a luglio di quest’anno, con la nascita del ‘Gruppo di lavoro sull’uso sociale dei beni confiscati’. Ne fanno parte gli assessorati ai Beni confiscati e alle Politiche sociali, insieme ai referenti di Libera (Raffaele Carotenuto), Comitato don Peppe Diana (Mauro Baldascino), Masci Aversa 2 (Luigi Belluomo), Patatrac (Lucia Cesaro) e AversaLab (Jacopo Cutillo). In seguito, si sono aggiunte anche altre associazioni ed esponenti del terzo settore: Famiglia al Centro, Idf, Itinerari di fede pro handicap, Best, Agesci e la parrocchia di Santa Maria la Nova. Il ‘Gruppo di lavoro’ ha effettuato dei sopralluoghi presso i tre beni confiscati acquisiti dal Comune di Aversa: un appartamento in via De Chirico, una villetta in via Gramsci e l’immobile in via Altavilla. Dai sopralluoghi sono emerse criticità e proposte per il recupero a fini sociali dei beni.


