Il Banco di Napoli porta in tribunale il ministero dell’Economia
La presidente della fondazione Rossella Paliotto chiede un'operazione verità: al centro della contesa ci sarebbe la svendita dell'istituto bancario nel 1996
La Fondazione Banco di Napoli ha intrapreso un’iniziativa legale nei confronti del ministero dell’Economia e delle finanze. A dare la notizia, in conferenza stampa, è stata stamane la presidente della fondazione Rossella Paliotto. Il ricorso è stato presentato in tribunale lo scorso 9 settembre ed è stato curato dall’avvocato Antonio de Notaristefani di Vastogirardi, già presidente dell’Unione nazionale camere civili.
La fondazione ha infatti chiesto al Tribunale delle imprese del capoluogo di determinare l’ammontare dell’indennizzo che spetterebbe agli ex azionisti del Banco di Napoli in occasione del salvataggio che vi fu da parte dello Stato nel 1996. L’azione legale, tuttavia, così come fa sapere la Paliotto, sarebbe stata intrapresa solo in seguito alle due richieste inviate al Mef nel 2017 e nell’aprile del 2020, rimaste entrambe senza alcuna risposta. Si stima, secondo un calcolo approssimativo effettuato dalla Corte dei Conti, che l’indennizzo richiesto potrebbe aggirarsi attorno a un miliardo di euro. La presidente della fondazione, nel corso della conferenza, si è augurata che con questa iniziativa il ministero dell’Economia faccia chiarezza su quanto avvenuto nel triennio tra il 1995 e il 1997: in quel periodo una serie di controversie finanziarie coinvolsero il Banco di Napoli il quale, nel giro di pochissimo tempo, fu dichiarato insolvente e venduto in fretta e furia ai privati.
Rossella Paliotto ha chiesto inoltre che venga intrapresa una vera e propria operazione di “verità”. Nel 1996, infatti, il ministero del Tesoro impose l’azzeramento delle quote societarie vendendo l’istituto bancario all’asta per 62 miliardi di lire. L’operazione sancì la crisi definitiva della fondazione che fu costretta a vendere l’intero patrimonio che aveva a disposizione, tra cui il quotidiano Il Mattino, che passò nelle mani del gruppo editoriale guidato da Caltagirone. Il Banco di Napoli venne pertanto acquistato dal gruppo Bnl a un prezzo stracciatissimo, per poi essere rivenduto al Banco San Paolo di Torino per oltre 3.500 miliardi di lire. Nel 2018 la Sga, oggi Amco, società che si è occupata a partire dal 1996 della gestione e del recupero dei crediti deteriorati del Banco di Napoli, ha esaurito il suo compito raccogliendo la totalità delle quote inesigibili e terminando il bilancio in attivo. Tale denaro, secondo quanto richiesto dalla Fondazione, sarebbe dovuto ritornare ai creditori. L’operazione, tuttavia, sebbene garantita dalla legge finanziaria del 1996, non sarebbe più stata portata a compimento in quanto la Sga si sarebbe trasformata successivamente in finanziaria per banche in crisi in gestione al Mef. Il braccio di ferro, dunque, tra la Fondazione Banco di Napoli e il ministero dell’Economia e delle finanze è appena iniziato: l’esito dell’azione legale intrapresa non è affatto scontato.
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