Nella mattinata di ieri, la polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura personale nei confronti di cinque persone gravemente indiziate, a vario titolo, di estorsione e tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso. L’esecuzione della polizia di Stato è arrivata su delega della Procura distrettuale antimafia di Napoli, dopo l’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo campano. L’attività di indagine, svolta dalla squadra mobile e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia, si protraeva dal luglio 2019, dopo una denuncia presentata da un imprenditore edile per un tentativo di estorsione ad opera di esponenti della criminalità organizzata dell’area orientale di Napoli.
Nell’ordinanza cautelare si legge che tutti gli elementi acquisiti hanno consentito di identificare i colpevoli e accertare le svariate attività estorsive condotte dagli indagati. Le ricostruzioni hanno verificato che Antonio Acanfora, reggente del clan Aprea, operante nel quartiere Barra e Ciro Ferrante, in diverse occasioni, avrebbero convocato il responsabile di un cantiere edile presso un luogo denominato “la villa”. Nei mesi di giugno e luglio del 2018, un’altra condotta estorsiva, contestata ad Antonio Acanfora, Gennaro Aprea, Francesco Audino e Carmine Bosso, si è consumata ai danni di un altro imprenditore edile, costretto a pagare una tangente di 300 euro come percentuale del 10% sull’importo complessivo. Gli estorsori avevano anche tentato di costringere lo stesso imprenditore edile a pagare somme di denaro tre volte l’anno, a Natale, a Pasqua e durante le festività estive.

