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Home Società

Beni confiscati e ritorno a scuola, gli obiettivi di Libera in Campania per il 2021

Mariano Di Palma, coordinatore regionale e responsabile pro tempore per la provincia di Caserta: "Sempre al fianco dei giovani per il riscatto sociale del territorio e rilanciare la battaglia civile contro la criminalità"

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
27 Gennaio 2021
in Società
Mariano Di Palma

Mariano Di Palma

Il coordinatore regionale di Libera in Campania e responsabile pro tempore nella provincia Caserta, Mariano Di Palma ci illustra gli obiettivi e le iniziative dell’associazione per questo 2021, con un occhio particolare alla gestione dei beni confiscati e al ritorno nelle scuole per “rilanciare la battaglia civile contro criminalità e corruzione”. “La provincia di Caserta è un territorio – afferma – dove la camorra ha generato una violenza criminale enorme, con un numero di vittime innocenti forse maggiore rispetto al Napoletano. Anche i danni economici prodotti sul territorio Casertano dalla criminalità organizzata sono considerevoli, per non parlare dei danni ambientali, che hanno generato problemi non solo di natura ecologica ma anche per la salute delle persone. Libera, grazie al lavoro fatto in tutti questi anni dai referenti provinciali Gianni Solino e dal compianto Valerio Taglione, ha svolto un ruolo molto importante anche nell’accompagnare alcuni processi di riutilizzo dei beni confiscati. Siamo stati al fianco di tante cooperative – continua Di Palma – formate da giovani che hanno scelto di rimanere sul territorio per dimostrare che sui beni confiscati si può generare sia un alto valore sociale sia un altissimo valore economico. A Caserta c’è una quantità di cooperative sociali molto eterogenee, che rappresentano una ricchezza per il territorio: dalle Terre don Peppe Diana, al Consorzio Nco, da Cancello ed Arnone a Pignataro Maggiore. Insomma, ci sono tante esperienze di agricoltura sociale e di welfare molto importanti, che Libera ha accompagnato nella fase di gestione del bene e della promozione di alcuni dei loro prodotti. Sono realtà in grado di misurarsi anche sul mercato della grande distribuzione: il Pacco alla camorra arriva in tutta Europa, così come le mozzarelle delle Terre di don Peppe Diana. Proseguiremo, quindi, a lavorare sulla questione dei beni confiscati, segnalando anche quelle situazioni di malagestione o dove riscontriamo delle problematicità”.

Un problema ancora irrisolto è la questione dell’azienda agricola la Balzana, su cui pende un contezioso aperto tra il consorzio Agrorinasce e il Comune di Santa Maria la Fossa. “In questo momento c’è la proposta dell’assessore alla Sicurezza e Legalità Mario Morcone di far entrare la Regione Campania nel consorzio Agrorinasce, il soggetto affidatario del bene, dopo l’uscita del Comune di Santa Maria la Fossa. C’è, quindi, il rischio di perdere le risorse destinate alla valorizzazione del bene. Bisognerebbe dunque ragionare in maniera più partecipata su come valorizzare la Balzana. Un bene confiscato deve generare due cose: un altissimo valore sociale e un altrettanto alto valore economico per lo sviluppo del territorio. Un’area di 200 ettari con quattordici edifici è una grande opportunità agricola per la valorizzazione dei prodotti locali. Si dovrebbe ragionare, quindi, per una visione più ampia, invece di prendere tante porzioni di terreno e suddividerle anche tra privati”.

Secondo Di Palma “in questo modo non creiamo un valore condiviso dal punto di vista sociale e che favorisca lo sviluppo del territorio. Bisogna valorizzare le risorse della Balzana per creare non una cattedrale nel deserto ma, al contrario, un grande progetto di sviluppo. Il forte conflitto istituzionale non aiuta: la buona politica ascolta le posizioni di tutte le parti e fa una sintesi, perché c’è un enorme patrimonio di beni confiscati da valorizzare che possono creare posti di lavoro, occasione di sviluppo e di innovazione. La Balzana deve diventare un esempio nazionale di come si utilizza un bene confiscato valorizzando il territorio”. Di Parla si sofferma, infine, sulla questione scuola, “con la quale c’è da riprendere il rapporto dopo mesi di chiusura per la pandemia e la grande difficoltà per gli studenti della didattica a distanza. Bisogna riprendere i contatti – sostiene in maniera decisa –  perché le mafie sono più forti quando l’educazione si indebolisce. Creare un grande progetto, quindi, che possa rilanciare la battaglia civile contro criminalità e corruzione, attraverso la memoria delle vittime innocenti. Così si crea la consapevolezza fra i giovani. Le mafie e la cultura mafiosa potrà essere sconfitta non solo con la repressione, ma anche attraverso – conclude – una forte informazione nelle scuole”.

L’azienda agricola ‘La Balzana’ vista dall’alto

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Tags: flashMariano Di Palma
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