È stata eseguita questa mattina dagli agenti della squadra mobile di Caserta l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Maria Buttone, moglie di Domenico Belforte, storico ras dell’omonimo clan camorristico di Marcianise. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, è arrivato in seguito al deposito della sentenza emessa nei confronti di Belforte e Buttone lo scorso 19 dicembre, che li ha condannati rispettivamente a 30 anni di carcere e all’ergastolo, oltre a varie pene accessorie. Dietro la decisione del Gup si cela l’oscura storia dell’omicidio di Angela Gentile, avvenuto nell’ottobre del 1991, di cui i due coniugi sono ritenuti responsabili. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Angela Gentile era stata per diverso tempo amante di Domenico Belforte da cui, nel 1978, aveva avuto una figlia. Il ras, tuttavia, si era rifiutato di riconoscere la bambina come sua fino a quando, nel 1991, si era riavvicinato alla madre offrendole un aiuto economico per la crescita della figlia, allora tredicenne.
Il gesto aveva scatenato le ire della Buttone, la quale decise di porre il marito davanti a un ricatto di disturbante crudeltà: la donna minacciò di lasciarlo, portando con sé i loro figli, a meno che questi non avesse ucciso la madre della bambina illegittima, che sarebbe poi stata accolta in casa e accudita dalla moglie. Esaudendo la raccapricciante richiesta di Buttone, il ras assassinò Angela Gentile e ne occultò il cadavere in luogo che, ancora oggi, non è stato identificato, accogliendo poi la figlia tredicenne all’interno del proprio nucleo familiare. Alla luce delle numerose prove raccolte, grazie anche a intercettazioni telefoniche e ambientali e alle confessioni di alcuni collaboratori di giustizia, gli inquirenti hanno potuto ricostruire nei dettagli la drammatica vicenda, chiaro caso di “lupara bianca”. L’attività investigativa ha inoltre documentato come Maria Buttone abbia rivestito, almeno dall’aprile 2016 all’agosto 2017, il ruolo di reggente del gruppo criminale del marito, conosciuto come clan de ‘i mazzacane, coltivandone le attività estorsive e acquisendo, nei fatti, pieno potere decisionale. Terminate le formalità di rito, la donna è stata condotta presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove rimane a disposizione dell’autorità giudiziaria.

