Un’intera attività artigianale che immetteva nell’aria illegalmente fumi inquinanti, gestita con l’ausilio di lavoratori in nero. È quello che si sono trovati davanti gli uomini della compagnia pronto impiego della guardia di finanza di Aversa, che hanno posto sotto sequestro un calzaturificio sito sul territorio della città normanna. L’azienda, che copriva un’area di seicento metri quadri, contava circa un centinaio di macchinari, era tenuta su grazie al lavoro di tredici operai, totalmente privi di copertura contrattuale, di cui sette sono risultati essere beneficiari del reddito di cittadinanza. I baschi verdi hanno provveduto a porre sotto sequestro l’intera struttura e circa una settantina di prodotti chimici e colle da scarpe. Il titolare del calzaturificio è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli Nord, a cui dovrà rispondere, tra le altre cose, di emissione non autorizzata di fumi nell’atmosfera.
Il blitz della guardia di finanza si inquadra in un più ampio servizio di investigazione e controllo del territorio regionale da parte delle forze dell’ordine, da sempre in prima linea nella lotta ai reati legati all’uso di manodopera illegale. Un fenomeno, quello del lavoro in nero, che è talvolta collegato a doppio filo non solo con il percepimento illecito di sussidi statali come nel caso odierno, ma anche con lo sfruttamento dei lavoratori: l’assenza di un regolare contratto, infatti, si accompagna a inesistenti tutele sanitarie e, spesso e volentieri, al mancato rispetto dei requisiti minimi di sicurezza sul luogo d’impiego. Una problematica, questa, che spesso passa in secondo piano nelle narrazioni di cronaca, ma che rappresenta l’anticamera alle lunghe liste di morti bianche che, ogni anno, riempiono le pagine dei quotidiani. Proprio una settimana fa, nel corso di un’operazione dei carabinieri, era stata sequestrata un’azienda tessile abusiva che dava lavoro a 20 operai in nero, di cui 4 sono risultati essere beneficiari del Reddito di cittadinanza.

