La quinta Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Campania ha emesso un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere, poi eseguita dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, ai danni di Pasquale Rapicano, che si trovava già in carcere per reati concernenti il possesso illegale di armi. L’uomo è ritenuto colpevole dell’omicidio premeditato di Pietro Scelzo, ucciso con finalità mafiose a Castellammare di Stabia il 18 novembre 2006.
Il provvedimento di oggi è scaturito dopo un lungo dibattimento e dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che sono state preziose per appurare la dinamica esatta dell’omicidio, commesso in concorso con Vincenzo Guerriero, che poi si è suicidato nel 2017 nel carcere di Benevento. In particolare è stato grazie alle dichiarazioni di Renato Cavaliere che si è riusciti a risalire ai dettagli dell’efferato omicidio. Il delitto sembra essere avvenuto alle 20,40 del 18 novembre 2006 in Vico Pace, pieno centro storico della città di Castellammare di Stabia, all’interno di una faida tra i due clan D’Alessandro e Omobono-Scarpa, cominciata nel lontano 2004 quando l’ultimo gruppo formò un tandem dopo la scissione dal clan di appartenenza. L’omicidio di Pietro Scelzo fu solo uno dei tanti violenti assassinii avvenuti tra i clan, tra cui si annoverano quelli di Giuseppe Verdoliva e Antonio Martone, affiliati al clan D’Alessandro.

