Il sostituto procuratore Fabrizio Vanorio, della Dda di Napoli, ha formulato le richieste di condanna nei confronti dei fratelli Antonio e Nicola Diana, imprenditori di Casapesenna: invocati sette anni e sei mesi di reclusione. I Diana sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, in particolare alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi. Nella giornata di oggi, martedì 9 aprile, davanti alla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Luciana Crisci, il PM ha presentato la requisitoria.

Secondo il sostituto procuratore Vanorio; “nessuno dei collaboratori si è contraddetto. Anzi, il collaboratore di giustizia Attilio Pellegrino ha rivelato che la società dei Diana era come cosa propria di Michele Zagaria, ma che non si doveva far sapere che era socio occulto per non metterli in pericolo, poiché Zagaria doveva proteggerli” – Inoltre, Il pubblico ministero della Dda ha sottolineato che – “i fratelli Diana si sono nascosti dietro un finto impegno antimafia per apparire credibili agli occhi della giustizia. Anche le denunce degli attentati erano finte. I Diana hanno sempre mantenuto attenti rapporti con la camorra. Grazie al patto criminale stretto col clan avrebbe consentito agli imprenditori di godere di protezione e tranquillità operativa tali da permettere loro di raggiungere, nell’area territoriale di competenza del clan, una posizione imprenditoriale privilegiata. In cambio, secondo le risultanze investigative, il clan avrebbe ottenuto dai Diana “prestazioni di servizi e utilità”, quali il cambio assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro, necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione camorristica riconducibile a Michele Zagaria.”. Ad accusare gli imprenditori sono Francesco Zagaria (alias Ciccio è Brezza), Attilio Pellegrino, Massimiliano Caterino.

