Aveva denunciato la propria sfruttatrice e, per tutta risposta, i suoi parenti sono stati minacciati con il voodoo. È il singolare risvolto di un caso di sfruttamento della prostituzione, venuto alla luce a Caserta in seguito alle dichiarazioni rilasciate da una ragazzina minorenne di origine nigeriana, la quale ha segnalato alle autorità i soprusi e lo stato di schiavitù in cui era tenuta da Beverlyn Oduware, detta Juliet, quarantacinquenne anche lei nigeriana e da tempo residente in Italia. La minore, in particolare, aveva raccontato agli inquirenti di essere stata costretta dalla madame, che ha agito in concorso con un uomo, a prostituirsi, deposizione sulla cui base la donna era stata prima messa in carcere e, dal 5 maggio del 2019, posta agli arresti domiciliari. Due giorni fa, il 20 maggio, una nuova svolta: la Corte d’Assise di Napoli, accogliendo la richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha inasprito la misura cautelare emessa nei confronti della donna disponendone il trasferimento in carcere.
Alla base della nuova ordinanza emessa dalla magistratura c’è la condotta dell’arrestata durante la permanenza ai domiciliari. Oduware ha infatti tenuto condotte oppositive nei confronti delle autorità e soprattutto, come appreso dalla minore e successivamente riscontato dalla Questura di Caserta, si è recentemente resa promotrice di minacce indirizzate alla minore e alla sua famiglia. A seguito dell’udienza dibattimentale del 29 aprile, infatti, la madre dell’accusata si è presentata presso l’abitazione dei familiari della parte lesa, in Nigeria, minacciando i parenti della ragazzina di eseguire un rito voodoo contro quanti, a suo modo di vedere, avevano fatto del male alla propria figlia provocandone l’arresto. Oduware, che ha attualmente una figlia neonata a carico, è stata condotta dagli agenti della squadra mobile presso la casa circondariale di Avellino, struttura attrezzata per accogliere adeguatamente sia lei, sia la sua bambina.

