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Cesa, al rush finale il Puc della discordia: l’opposizione attacca

Cesa è il paese di Gennaro De Angelis, ucciso il 15 ottobre del 1982 perché da guardia penitenziaria non si piegò alle minacce della camorra legata al boss Raffaele Cutolo, che comandava dal carcere di Poggioreale. Per questo venne assassinato in un circolo di Cesa da alcuni camorristi che entrarono simulando una rapina. Il figlio Vincenzo è stato sindaco del Comune di Cesa e, a sua volta, fu minacciato di morte, quando una mano vigliacca scrisse sulla tomba del genitore: “Farai la stessa fine”.

Ma Cesa è anche il paese di Antonio Cristoforo, detto “Tonino il caimano”, che convinceva gli imprenditori a pagare il pizzo, intimorendoli con un coccodrillo, che aveva in bella mostra sul terrazzo di casa all’ultimo piano di un condominio di Orta di Atella. Cesa è stato per anni anche il paese dove si è consumata una terribile faida tra il clan Ferriero-Caterino e il clan Mazzara. Anni di omicidi, ma anche di arresti e sequestri da parte della magistratura. Nel 2009 i carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli sequestrarono al boss Nicola Mazzara un terreno di mille metri quadri, con annesso fabbricato che si sviluppava su quattro piani e composto da sei appartamenti, due mansarde e un piano seminterrato.

A Cesa, così come è avvenuto in tanti Comuni della Campania, una forte presenza criminale e decenni di incoscienza e incapacità amministrativa sull’attività urbanistico-edilizia hanno favorito consumo dei suoli agricoli, congestione, traffico, inquinamento, danneggiando la collettività. La crescita disordinata degli aggregati edilizi, deliberata spesso da sprovveduti Consigli comunali, che hanno assecondato i capricci dei proprietari dei suoli, mostra sia i danni irreversibili sia la cattiva distribuzione degli insediamenti produttivi e delle abitazioni.

A Cesa, ad esempio, è emerso il problema della casa come uno fra i più rilevanti sotto il profilo sociale ed economico. Il mercato immobiliare ha fatto registrare enormi incrementi dei prezzi (tanto per gli acquisti quanto per gli affitti) che penalizzano la domanda, specialmente quella delle nuove famiglie e dei giovani, aggravando gli squilibri complessivi nell’economia fra rendite parassitarie e profitti da investimenti produttivi.

Sulla questione, il Movimento 5 stelle locale ha proposto, per ridurre progressivamente la quota di patrimonio residenziale inutilizzato, una manovra articolata delle aliquote Imu (appesantendole per esempio per le abitazioni inoccupate e sfitte e invece alleggerendole, per un certo numero di anni, per le abitazioni nuovamente affittate dopo un periodo di inutilizzazione), mentre per favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente ha proposto di utilizzare il progetto Sirena del Comune Napoli, destinando quote significative di risorse finanziarie pubbliche all’edilizia convenzionata da impiegare negli interventi di recupero attraverso accordi con imprese o gruppi di imprese.

In questo contesto, tiene banco la questione del Piano urbanistico comunale (Puc). A fine gennaio la giunta comunale del sindaco Enzo Guida ha deliberato in merito alle osservazioni del Puc. Dopo questo adempimento il piano potrà passare agli enti sovracomunali per la loro valutazione.

Sul Puc va detto che con delibera di giunta numero 141 del 17/12/2013 è stato individuato quale Responsabile unico del procedimento e redattore del Piano urbanistico comunale, l’ingegnere Luigi Massaro ed è stata stabilita la costituzione dell’Ufficio di Piano per la redazione dello stesso. Per la costituzione dell’Ufficio di Piano sono stati incaricati l’ingegnere Emerigo Michele Fabozzi e l’architetto Francesco Mattiello. Poi è stato conferito incarico all’ingegnere Claudio Valentino per la redazione della valutazione Ambientale strategica connessa alla redazione del Puc.

Con delibera di giunta numero 106 del 7/06/2019 è stato adottato il Puc e nei termini di legge sono pervenute al Comune sessantasei osservazioni, di cui due presentate da forze politiche che siedono in consiglio comunale. Delle sessantasei osservazioni ne sono state accolte quarantotto, con delibera di giunta del 27/01/2020, mentre le altre, comprese quelle dell’opposizione consiliare, sono state respinte.

Mentre da una parte si va verso il completamento dell’iter per la definitiva approvazione del Piano urbanistico comunale, dall’altra si va verso le elezioni di fine maggio. E, come è immaginabile, il confronto sul Puc si è spostato da un piano tecnico e politico a quello elettorale, tra la compagine dell’attuale sindaco di Cesa, Enzo Guida, che si ricandiderà sostenuto dal Pd, Psi, Italia Viva e Campania Libera e quella del suo principale competitore, il giornalista Ernesto Ferrante, molto vicino alle posizioni della Lega Nord e leader della coalizione Uniti per Cesa, alla quale ha aderito anche il Movimento cinque stelle. 

L’opposizione consiliare sulla questione del Puc denuncia da tempo il rischio di nascondere una colata di cemento dietro la facciata dell’espansione urbanistica. Secondo i consiglieri di opposizione, in base ad una verifica del territorio, risalta come, nel corso degli anni, all’insediamento di abitanti non sia parallelamente corrisposta la realizzazione di standard, che attualmente sono quantitivamente al di sotto di quanto previsto dalle norme.

Con riferimento, inoltre, al numero di alloggi complessivi (circa seicentocinquantaquattro) che il Comune di Cesa dovrà dotarsi al 31/12/2028, secondo il dimensionamento presente nei documenti del Puc, per l’opposizione consiliare il pianificatore avrebbe alquanto forzato o comunque portato al limite massimo tali valori rispetto ai margini offerti dal Ptcp (Il Comune di Cesa è assegnatario di 288 alloggi incrementabili del 15% e quindi in totale 331) in virtù di una proiezione demografica al 2028 alquanto opinabile.

Sul punto i consiglieri comunali Amelia Bortone e Raffaele Bencivenga hanno dichiarato: “Pur riconoscendo la popolarità di tale scelta, che almeno in teoria offre maggiori margini di sviluppo, non si può fare a meno di rimarcare la necessità di puntare a una evoluzione dell’abitato non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo, ponendo rimedio a storture e distorsioni create anche dagli strumenti di pianificazione precedenti, che hanno consentito la realizzazione di complessi edilizi slegati di fatto dal tessuto urbano e non dotati di un livello infrastrutturale sufficiente. In sostanza una disponibilità di aree e indici di fabbricabilità sovradimensionati rischia di indirizzare il mercato verso fenomeni speculatori di edilizia economica e di scarso valore funzionale ed estetico, rendendo più improbabile il recupero e la valorizzazione di edifici inutilizzati e in stato di abbandono. Va aggiunta una distribuzione a nostro parere non omogenea delle volumetrie sul territorio che favorisce inoltre fenomeni centrifughi e attrattivi da parte di Comuni limitrofi piuttosto che centripeti rispetto alle attività economiche del comune di Cesa, non ottenendo l’obiettivo dichiarato di ricucitura della maglia urbana che allo stato attuale si presenta estremamente discontinua e frastagliata, per i frequenti fenomeni di abusivismo edilizio e di non oculato sviluppo territoriale determinatosi nel tempo”.

Anche in merito alle esigenze di valorizzazione e recupero del centro storico, dove risulta la presenza di numerosi edifici inabitati e fatiscenti, il Piano, secondo l’opposizione, non offrirebbe soluzioni concrete, quali potrebbero essere incentivi alla ristrutturazione di varia natura. Così come, con riferimento al tema della tutela e sostenibilità ambientale non risulterebbero dal Puc elementi che favoriscano uno sviluppo edilizio ecologico e più equilibrato del Comune di Cesa. Persino sulla esigenza di eliminazione delle barriere architettoniche e tutela delle utenze deboli non risulta la predisposizione di misure efficaci.

Il punto più delicato è, però, rappresentato dall’edilizia residenziale sociale, alla quale il Piano destina il 30% degli alloggi da realizzare, senza fornire maggiori elementi di dettaglio con riferimento a localizzazioni possibili, tipologie edilizie e tipologie di agevolazioni. Un terreno spinoso sul quale il Comune di Cesa nel 2017 ha dovuto fare i conti con la nomina di un commissario ad acta per l’approvazione della convenzione. Ad occuparsene fu l’avvocato Clara Mariconda. Fu convocato un Consiglio comunale per l’approvazione dello schema di convenzione per l’edilizia residenziale, ma non passò nella pubblica assise. Delibera che fu poi annullata dal Tar dal momento che il Consiglio comunale non spiegò per quale ragione si fosse determinato di non approvare lo schema di “convenzione tipo” approntato dagli uffici comunali. Schema di convenzione, poi, approvato dal Consiglio comunale a seguito della pronuncia del Tar. In poche parole, si sarebbe persa una importante occasione di valorizzazione del territorio e delle periferie.

Su queste analisi dei consiglieri di opposizione abbiamo sentito telefonicamente il sindaco di Cesa, Enzo Guida: “Escludo categoricamente la possibilità di una ulteriore colata di cemento su Cesa, in quanto le zone edificabili sono essenzialmente due. Quindi, è un Puc pensato soprattutto per i piccoli proprietari, che potranno costruire unità monofamiliari. Sarebbe bastato considerare gli indici di fabbricazione per rendersene conto. Tutte le problematiche collegate al centro storico, alla edilizia sostenibile e alle barriere architettoniche troveranno adeguate risposte nelle norme di attuazione e nel redigendo regolamento edilizio comunale. Inoltre, per quanto riguarda le barriere architettoniche, la mia amministrazione è stata sempre attenta alla questione con una serie di interventi mirati sugli edifici pubblici. Bisogna allora guardare al futuro di questo paese con fiducia. Il Puc sarà una importante occasione di sviluppo e di tutela del territorio in quanto, non solo consente l’espansione urbanistica, ma contiene al suo interno una visione del paese strategica per quanto riguarda la mobilità, il commercio, lo sviluppo imprenditoriale. Il Puc individua una vasta area per l’insediamento delle piccole e medie imprese, per creare nuove occasioni di lavoro, disegna nuove strade per una circolazione del traffico diversa; ci sono misure per incentivare il commercio, individua la zona Arena quale Parco Agricolo Urbano. Abbiamo previsto delle nuove arterie stradali per decongestionare il traffico, in particolare la bretella che collega via Nobel con Sant’Antimo e Sant’Arpino. Non voglio credere, anzi mi rifiuto di credere che vi siano esponenti politici locali che lavorano per far “bocciare” il piano o auspicano tutto ciò, perché significa lavorare contro gli interessi di tutti, contro gli interessi della città”.

 

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