Sale di nuovo l’allerta Covid-19 in Cina, dove un nuovo focolaio è scoppiato nel mercato di Xinfadi, sito nel distretto di Fengtai, nella periferia sud di Pechino. A dare l’allarme sono state le autorità del Governo locale, che in conferenza stampa hanno annunciato di aver proclamato la fase 2 dell’emergenza sanitaria, dopo che Pechino era ritornata alla quasi “normalità” della fase 3. A destare preoccupazione sono i 106 casi di positività al Covid-19 registrati nella capitale cinese nell’arco dell’ultima settimana. Una situazione di emergenza che ha spinto il governatore di Pechino a prendere misure drastiche per evitare la diffusione del virus in un’area metropolitana tra le più densamente popolate della Cina e del mondo, e che conta quasi venticinque milioni di abitanti su di un territorio esteso quanto la Campania e il Molise messi insieme.
Le nuove disposizioni anti-contagio sono state subito adottate e una task force di medici e di esperti si è recata nell’area dello Huaxiang dove si registrano diverse criticità di natura epidemiologica. In tutto il distretto considerato zona rossa sono state nuovamente chiuse le scuole e diverse attività a rischio hanno dovuto rispettare misure più stringenti per il controllo e la prevenzione dell’epidemia. Sospese anche le lezioni e gli esami all’università, che dovranno svolgersi tramite didattica a distanza almeno fino al rientro del nuovo allarme. Discorso diverso per i luoghi di lavoro, dove i lavoratori potranno continuare a svolgere le proprie attività rispettando le misure di prevenzione e di distanziamento sociale. Tuttavia, lì dove possibile, le autorità cinesi invitano all’utilizzo dello smart working.

