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Home Cronaca Caserta

Commercio illegale di animali nel Casertano: nei guai 7 persone

Due anni di indagini hanno svelato un vero e proprio mercato di avifauna: dopo essere stati catturati, gli uccelli venivano custoditi all’interno di depositi non a norma

Sara Dell'Aversano di Sara Dell'Aversano
9 Settembre 2020
in Caserta, Cronaca

Scoperto, dopo due anni di indagini, un grande commercio illegale di uccelli di specie protetta. È terminata, questa mattina, la complessa attività investigativa coordinata dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. I militari della sezione operativa antibracconaggio e reati a danno degli animali del raggruppamento carabinieri Cites e del nucleo carabinieri Cites di Napoli, insieme ai militari del gruppo forestale di Napoli e Latina e del comando provinciale di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale del comune nel Casertano con sette misure cautelari personali.

Nello specifico, gli indagati sono gravemente indiziati per il reato di associazione per delinquere, perché sono state commesse diverse attività illecite riguardo il commercio sul territorio nazionale di uccelli di specie protetta dalla convenzione di Berna, scaturito da diverse catture, anch’esse illegali. Le indagini, iniziate nel 2018, hanno permesso di svelare un vero e proprio mercato di avifauna: gli uccelli venivano catturati nel sud Italia attraverso diversi sistemi e, successivamente, custoditi all’interno di depositi non a norma, lasciando gli animali in situazioni di disagio e sofferenza. Infine, venivano venduti nel mercato clandestino, sia a privati che a esercenti commerciali, alcuni dei quali del nord Italia. L’attività, non solo illegale, costituiva un vero e proprio pericolo per la natura, in quanto gli uccelli venivano allontanati dal loro habitat naturale, causando scompensi nell’equilibrio dell’ecosistema e un grave danno al patrimonio ambientale.

Il modus operandi degli indagati è molto simile a quello adoperato da altri in diverse regioni italiane: gli uccelli, infatti, venivano catturati attraverso l’utilizzo, contemporaneamente, di richiami naturali (ovvero con soggetti vivi) e artificiali (magnetici o elettronici) che venivano posizionati sul suolo, vicino a delle reti che servivano per la cattura. Molto spesso, accanto a tali sistemi di cattura, è stato possibile rinvenire un po’ di pastura, utilizzata per attirare l’avifauna. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire come l’intera attività fosse radicata in tutta Italia: sono state infatti monitorate zone come la Calabria e la Puglia, oltre a far arrivare gli uccelli al nord Italia attraverso un complicato sistema di auto staffetta. Grazie alle intercettazioni, è stato possibile scoprire una fitta rete di fornitori e compratori: un mercato comprendente intorno alle 2.750 unità di avifauna depredata durante il periodo delle indagini, per un totale di 11mila esemplari ogni anno. Il giro di affari è quantificabile intorno ai 350mila euro all’anno.

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Tags: flashSanta Maria Capua Vetere
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