Abitare nella Terra dei fuochi vuol dire abituarsi, lentamente e inesorabilmente, a convivere con una malattia che prende pian piano il sopravvento sul paesaggio circostante e si insinua, in maniera subdola e al contempo prepotente, nelle vite di quanti vivono in provincia di Caserta e nell’area a nord di Napoli. Un male, quello degli sversamenti illeciti di rifiuti e dei roghi tossici, che sembra tanto grande e ingestibile da scoraggiare i più e indurli, quando non alla fuga, alla rassegnazione. C’è chi però, spinto dalla tenacia e dalla necessità, porta avanti piccole e grandi battaglie per la salute dei propri cari. È il caso di Salvatore, che lotta da anni per salvaguardare il figlio Luigi, un ragazzo di 22 anni che dal 2015 è tenuto in vita da una macchina che gli consente di respirare.

La famiglia Fabozzi abita a Teverola, in via Cupa, una strada al confine con il territorio di Casaluce, costeggiata da terreni a uso agricolo e villette. Qui, tra le sterpaglie che crescono ai bordi di una striscia di asfalto posta al confine tra due Comuni, vengono sversati regolarmente enormi quantitativi di rifiuti, spesso poi dati alle fiamme con effetti disastrosi per la salubrità dell’aria nella zona. Attraverso il nostro giornale, avevamo dato voce al dramma di Salvatore già alcuni mesi fa e, dopo essere tornati in questi giorni in via Cupa per verificare lo stato delle cose, abbiamo constatato come, nell’arco di diversi mesi, nulla sia cambiato. “La situazione è addirittura peggiorata – racconta amaramente Salvatore -. In questo periodo dovrei iniziare dei lavori di ristrutturazione in casa, ma sto seriamente pensando di andare via, non è possibile vivere in queste condizioni”.




