La Spagna è in una situazione molto difficile, col contagio da Covid-19 che si sta sviluppando in maniera veloce e, al momento, incontrollabile. Luigi Sassolino, 25enne di Parete, a gennaio di quest’anno si è trasferito a Barcellona, dove sta svolgendo un periodo di Erasmus Traineeship, un tirocinio presso l’Istituto di chimica avanzata della Catalogna. Luigi, per gli amici Luis, è laureato in Chimica e Tecnologia Farmaceutica, ha padre campano e madre spagnola. La situazione in cui si trova la Spagna e il modo in cui è vissuta questa esperienza da lui e dai suoi colleghi studenti italiani, sono i temi che abbiamo affrontato nella chiacchierata.
Luigi, qual è la situazione in Spagna al momento?
“La situazione adesso in Spagna è sulla falsariga di quella italiana. Siamo in quarantena e, ovviamente, per arrivarci abbiamo affrontato un processo graduale. Prima c’è stato un divieto di uscire per studenti e professori, cioè la chiusura delle scuole, poi è toccato agli esercizi commerciali e adesso rimangono aperti solo supermercati e farmacie. Insomma, i beni di prima necessità”.
Anche in Spagna, come in Italia, c’è il problema delle persone che ancora circolano per strada?
“Sì, c’è ancora parecchia gente per strada. Questo è il principale problema. Sembra che non ci si renda conto della gravità del momento”.
Dov’è nato il focolaio del virus?
“Il focolaio è nato nella comunità di Madrid. Quando il Governo spagnolo ha emesso il primo provvedimento, molte persone si sono spostate in massa, com’è successo in Italia dalla Lombardia e dal Nord, non per tornare dalle proprie famiglie di origine, ma verso le seconde case o i luoghi di villeggiatura, portando con loro il virus. Infatti, da Madrid l’infezione si è sviluppata in tutta la Spagna”.
In questo momento, lei è a Barcellona. Com’è la situazione in Catalogna?
“Per la particolarità politica della Catalogna, il governo locale ha preso una serie di provvedimenti prima che arrivasse un flusso considerevole di persone. La situazione qui, rispetto al resto del Paese, sembra più tranquilla”.
E la sua situazione e quella degli altri studenti italiani?
“Io mi posso ritenere fortunato in quanto sono ospite a casa di mio cugino, ma il problema principale per i ragazzi italiani che, come me, svolgono l’Erasmus è il prolungamento di un affitto. Ci sono studenti che conosco i quali, se la situazione dovesse avere tempi più lunghi del previsto, avrebbero il problema di una spesa economica eccessiva, alla quale difficilmente potranno fare fronte”.
Avete contatti con le strutture dello Stato italiano, per esempio le ambasciate?
“Come comunicazione tra noi studenti e lo Stato italiano, devo dire che ce n’è poca. Capisco che in Italia la situazione sia grave e ci siano altre priorità, ma le ambasciate e, quindi, il Ministero degli Esteri, potrebbero fare qualcosa in più”.
In che senso?
“Se, per esempio, volessimo ritornare in Italia, con tutte le misure di sicurezza del caso, abbiamo poche opportunità. Adesso i voli per il rientro partono soltanto dalle isole dall’arcipelago spagnolo oppure da Madrid. La Capitale è il punto centrale della Spagna, ma è anche il punto più rischioso per partire. Come metodo di rimpatrio non è il massimo. Chi, come me, si trova a Barcellona, potrebbe rientrare con la nave, con arrivo a Genova, mentre la tratta per Civitavecchia è stata sospesa. Non solo c’è il rischio di una quarantena in mare, se qualcuno dei passeggeri riscontra dei sintomi, ma poi avremmo anche la difficoltà ulteriore di rientrare da Genova”.
Luigi, che cosa la preoccupa di più?
“Sono abbastanza tranquillo. Ho paura di infettarmi, ma rispetto la quarantena, quindi resto fiducioso per me. Ciò che mi preoccupa di più è la situazione in Italia, soprattutto per la salute dei miei parenti”.
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