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Home Società

Covid-19 all’estero / 6: Inghilterra, intervista al biotecnologo Vincenzo Riccio

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
30 Marzo 2020
in Società

Dopo le prime titubanze e lo scetticismo di fronte all’epidemia da Covid-19, l’Inghilterra ha capito finalmente l’urgenza di adottare misure di contenimento e distanziamento sociale simili a quelle italiane, anche se in estremo ritardo e con non poche complicazioni. Questa settimana, infatti, è entrato in vigore il lockdown ossia la chiusura totale di tutte quelle attività commerciali non legate alla vendita di beni di prima necessità. Hanno fatto altrettanto il giro del mondo e creato scompiglio tra gli inglesi le notizie della positività al Covid-19 di due personaggi d’eccezione del mondo politico d’Oltremanica, il principe Carlo d’Inghilterra e il primo ministro inglese Boris Johnson. E si teme anche per la salute della regina Elisabetta, attualmente in quarantena assieme alla dinastia reale nel castello di Windsor, poco distante da Londra.

Ma a preoccupare sono soprattutto le persone comuni, quelle che non riempiono quotidiani e tabloid e che continuano a fare il proprio lavoro all’estero, anche nel Regno Unito. Tra di loro, vi sono anche tanti italiani, andati via dal loro Paese poiché non valorizzati appieno e costretti dall’assenza di sbocchi a cercare altrove concrete opportunità di lavoro e carriera. Come Vincenzo Riccio, trentenne biotecnologo originario di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, attualmente impiegato come tecnico microbiologo presso i laboratori della Premierfoods di High Wycombe, nel Buckinghamshire, a metà strada tra Londra e Oxford.

Buongiorno, Vincenzo. Come sta vivendo lei in Inghilterra l’emergenza da Covid-19?
“Personalmente sto bene e, fin dall’inizio dello scoppio dell’epidemia da Covid-19 in Italia, ho preso tutte le adeguate misure di sicurezza per evitare il contagio. All’inizio di questa epidemia, qui in Inghilterra, c’era ancora molto scetticismo al riguardo, soprattutto dopo le prime dichiarazioni del premier inglese che invitava a non preoccuparsi trattandosi di una semplice influenza stagionale. Ebbene, all’aumentare dei contagi le persone hanno poi compreso i veri rischi per la salute di questo virus, sconfessando le parole di Johnson e mandando in tilt i negozi di beni di prima necessità, proprio come successo in Italia. Al momento qui, con il lockdown in atto, c’è molta preoccupazione perché non è ben chiaro come la situazione si possa evolvere“.

Come ha accolto le dichiarazioni iniziali del premier inglese Boris Johnson?
“Mi hanno lasciato allibito per la superficialità del premier inglese di fronte alla possibilità concreta di perdere decine di migliaia di vite umane senza prendere provvedimenti per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Per me, da italiano, è inconcepibile che un Governo lasci i propri cittadini in balìa di una situazione così caotica e delicata, senza prendere adeguate misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19“.

E adesso che cosa ne pensa delle contromisure adottate?
“Finalmente il Governo britannico ha compreso la gravità della situazione. Nonostante le immagini e i numeri drammatici provenienti dalla Cina e dall’Italia, gran parte della società inglese non sembrava minimamente turbata da ciò che stava accadendo nel resto del mondo, quasi come se l’Inghilterra, oltre a essere fuori dall’Europa, fosse anche fuori dal mondo. In giro c’era davvero molto scetticismo e si minimizzava tutto. Qualche giorno prima della decisione del lockdown mi trovavo nella City di Londra. La tube, la metropolitana londinese, era strapiena come sempre. Fortunatamente, quel giorno decisi di camminare a piedi evitando così ogni contatto. Con l’adozione di misure di distanziamento sociale, confrontandomi con i miei colleghi e i miei coinquilini, ho capito che, finalmente, il messaggio è arrivato forte e chiaro alla popolazione e lo noto anche affacciandomi alla finestra, con strade vuote e deserte“.

A oggi in Gran Bretagna si contano 20mila contagi e oltre 1.200 decessi da Covid-19. Questi numeri la preoccupano?
“Sicuramente sono molto preoccupato. Inoltre, numeri alla mano, mi rendo conto che siamo solo all’inizio del contagio qui nel Regno Unito, quindi questi numeri sono destinati ad aumentare. Spero, inoltre, che le ultime misure emergenziali adottate dal Governo siano in grado di arginare la situazione riducendo drasticamente il numero di morti e di contagi. Sebbene il National health system inglese sia uno tra i migliori sistemi sanitari al mondo la preoccupazione è che le strutture vadano sotto stress causa dell’aumento esponenziale dei ricoveri“.

Come ha reagito la comunità scientifica di fronte a questa emergenza?
“Sicuramente il difetto maggiore è stato quello di muoverci troppo lentamente rispetto alla velocità di propagazione del virus, specialmente qui in Gran Bretagna. L’aggressività e facilità di diffusione del ceppo del virus Sars cov-2, atipica rispetto a ceppi simili come quelli della Sars e della Mers, ha spiazzato gran parte della comunità scientifica. Nonostante la pericolosità del virus c’è però ottimismo tra scienziati e ricercatori in quanto negli ultimi giorni stanno arrivando buone notizie per quanto riguarda la sperimentazione di nuovi farmaci in grado di depotenziare la carica patogena del virus. Per questo è fondamentale che la ricerca scientifica vada avanti in piena sicurezza e che sia sostenuta anche da investimenti pubblici oltre che privati essendo molto costosa“.

Come guarda la situazione in Italia in questi giorni di picco epidemiologico?
“Come tutti sono molto preoccupato per i miei cari e la violenza inaspettata con la quale è scoppiato il virus ci ha messo di fronte alla dura realtà. Le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano le salme delle vittime hanno fatto il giro del mondo. Sono quelle cose che ti lasciano un nodo alla gola. Si tratta di una guerra contro un nemico invisibile. Nonostante tutto cerco di essere ottimista, di pensare che tutto andrà bene, ma sono consapevole dei grossi limiti della sanità pubblica in Italia, soprattutto nel Sud Italia e nella mia amata Napoli, dove il sistema sanitario non gode di ottima salute, e questo mi preoccupa non poco. Fortunatamente sono rassicurato dal fatto che i miei genitori, i miei cari e i miei amici in Italia abbiano compreso la gravità della situazione prendendo misure di prevenzione adeguate“.

Preoccupazioni e speranze che sono anche nostre. C’è qualcuno che vorrebbe salutare?
“Come ho già detto sono preoccupato perché ancora non ci sono numeri chiari circa il grado di diffusione del virus e, quindi, il futuro ci riserverà ancora molta incertezza. Mi auguro che tutto ciò possa finire presto, così da ritornare a una situazione più vicina alla normalità. Ci vorrà sicuramente tempo e tanta pazienza. Adesso, però, è importante restare a casa e uscire soltanto per motivi di stretta necessità, come sto facendo anch’io qui. Bisogna, inoltre, avere fiducia nella scienza e nella medicina. Vorrei cogliere l’occasione per salutare i miei cari e fare un ringraziamento speciale a medici, infermieri, a tutto il personale sanitario e di laboratorio, ai ricercatori che in questi giorni stanno lottando in prima linea contro il Covid-19“.

 

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Tags: Boris JohnsonInghilterra
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