Il voto sul Ddl Aiuti ha riportato sulla scena una possibile crisi di governo con la fuoriuscita del Movimento 5 Stelle dalla maggioranza.
Giuseppe Conte (a sinistra) e Mario Draghi (a destra).
Il voto del Ddl Aiuti e le richieste di Conte
Il Decreto Aiuti è passato alla Camera con 266 sì e 47 no. Hanno votato 313 deputati presenti, mentre tutti gli esponenti del Movimento 5 Stelle si sono astenuti, così come già anticipato nei giorni scorsi. Giovedì il Ddl sarà votato in Senato, sul quale penderà anche un voto di fiducia. È prevista anche per quella data l’astensione del Movimento 5 Stelle. Un’azione simile non impedirebbe al governo di mantenere la maggioranza, ma segnerebbe una spaccatura importante con conseguenze forse irreversibili per l’esecutivo. La strategia di Giuseppe Conte arriva dopo settimane di attriti e tensioni con il premier Draghi: prima la spaccatura del Movimento con la fuoriuscita di Luigi Di Maio, poi l’equivoco con il sociologo De Masi durante il vertice NATO .Nei giorni scorsi Conte ha presentato una lista di richieste al premier, definendole le uniche condizioni per l’appoggioallamaggioranza, richieste che, stando a quanto dichiarato da Draghi, fanno già parte dell’agenda dell’esecutivo.
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La fuoriuscita del Movimento 5 Stelle di per sé non porterebbe direttamente ad una crisi di governo. Vista la creazione di Insieme per il futuro, molti pentastellati ora sono passati nel nuovo gruppo di Luigi di Maio. Ciò che ora preoccupa, sono le dichiarazioni di Draghi a margine della conferenza stampa indetta dopo il vertice Nato .Questi, rispondendo alle domande che lo vedevano complice di un complotto per far fuori Conte dalla maggioranza, oltre a negare fermamente ogni coinvolgimento, ha difeso la scelta di avere il M5S nel governo: «Senza i 5 Stelle questo esecutivo non esiste».
Draghi, quindi, sembrerebbe disposto a tener fede alle sue parole non appendendosi ai numeri. In queste ultime ore, è infatti uscito un retroscena di Repubblica che confermerebbe questa ipotesi. Il premier sarebbe pronto a salire al Colle per la fuoriuscita del Movimento 5 Stelle nonostante la solidità della maggioranza. Questo, unito alle sue svariate dichiarazioni su come la sua esperienza all’esecutivo sia l’ultima della legislatura e non solo, fa temere la crisi.
Certamente la strategia di Conte potrebbe risultare vincente. Tuttavia, Draghi non sembra disposto a farsi dettare regole: l’accettazione delle condizioni del M5S potrebbero creare un precedente e far soggiogare la maggioranza ai ricatti di pochi. In questo senso, le parole di Draghi cercando di responsabilizzare Conte, togliendone ogni possibile alibi: «Se i 5 Stelle lasciano, dovranno assumersi la responsabilità di lasciare il Paese senza governo in un momento simile”. La priorità di Draghi infatti, anche in momenti come questi, è l’abbassamento dell’inflazione, dei prezzi del gas e dell’energia in un contesto che è ancora contornato dall’ aumento dei numeri della pandemia e dalla guerra in Ucraina.
Gli scenari in caso di crisi
Nel caso però che lo strappo si realizzi – come auspicato da diversi parlamentari pentastellati – Draghi rassegnerebbe le sue dimissioni ed il Presidente Mattarella entrerebbe in scena. All’uopo, in mancanza di una nuova maggioranza, il presidente della Repubblica avrebbe due scelte: sciogliere le camere o trovare un traghettatore che porti il governo a termine della legislatura. In caso di elezioni anticipate, la data per il 2022 non dovrebbe superare settembre per permettere di far firmare al nuovo Parlamento la Legge di bilancio. Diversamente, le elezioni potrebbero essere a febbraio o marzo 2023. In quest’ultimo caso, potrebbero portare il Paese alle elezioni sempre lo stesso Draghi sotto richiesta di Mattarella, oppure un’altra personalità di “alto profilo” come il ministro dell’Economia Daniele Franco.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (a sinistra) e Mario Draghi (a destra).
Salvini copia Conte. Pd e Fi cercano di ricucire
La possibilità di un governo tecnico non piace a tutti. Lo stesso Matteo Salvini si è detto contrario a un nuovo esecutivo .Infatti proprio domenica sera ad Adro, nel bresciano, strizzatondo l’occhio a Giuseppe Conte, ha dichiarato «voteremo solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani, il resto lo lasciamo votare a Pd e M5S». Ha anche aggiunto «Mancano solo 240 giorni al voto che vedrà la vittoria del centrodestra» ponendosi contrario ad ogni possibile scenario se non quello dell’elezione anticipata.
Matteo Salvini durante la festa della Lega ad Ardo (BS)
Nel frattempo, Pd e Fi cercano la mediazione trai vari partiti, tentando di ricucire spaccature e trovando un compromesso. La risposta definitiva per il Ddl Aiuti è richiesta da Conte entro giovedì e al momento non sono previsti incontri tra il leader M5S e Draghi.
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