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Home Cultura Arte

“Degas, il ritorno a Napoli”: in città la mostra sul grande pittore francese

Per la prima volta, dopo oltre un secolo di storia, il pittore francese Edgar Degas "torna" a Napoli per stupire ed emozionare i visitatori con le sue magnifiche opere. L'exhibit, allestita presso il Convento di San Domenico, sarà visitabile fino al 9 aprile

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
27 Gennaio 2023
in Arte, Cultura

LA MOSTRA EVENTO

Per la prima volta in assoluto la città partenopea ospita l’imperdibile mostra Degas, il ritorno a Napoli, incentrata sulla vasta opera artistica del grande pittore impressionista Edgar Degas. Nonostante l’artista francese coltivò un rapporto privilegiato con Napoli, mai la città aveva ospitato un’antologia a lui dedicata. L’exhibit si fa spazio tra gli ambienti del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, situato in Piazza San Domenico, cuore pulsante di Napoli. La mostra evento vuole celebrare lo strettissimo rapporto tra uno dei più grandi pittori del XIX sec. e l’Italia, in particolare con la città all’ombra del Vesuvio, così da rappresentare simbolicamente un “ritorno ideale” dell’artista parigino tra quei vicoli che hanno contribuito alla sua crescita umana e artistica. La retrospettiva antologica, visitabile fino a domenica 9 aprile, si arricchisce di 188 opere tra dipinti, disegni, sculture, incisioni, litografie, documenti originali e fotografie inedite, alcune delle quali mai esposte in pubblico. L’evento è organizzato dalla società Navigare – Arte & Cultura con il patrocinio del Comune di Napoli, ed è curato da Vincenzo Sanfo, tra i più grandi esperti e collezionisti d’arte in Italia, già presidente del Centro Italiano delle Arti e la Cultura.

L’ESPOSIZIONE

Lo spazio espositivo è stato allestito nella grande Sala del Refettorio del sito monumentale, suddivisa in tre aree tematiche per descrivere al meglio l’essenza artistica del pittore francese partendo dal suo rapporto con la città partenopea. La prima sezione della mostra, incentrata sugli anni giovanili, guida i visitatori nelle vicende della famiglia Degas, ricostruendo le atmosfere della Napoli dell’Ottocento con immagini storiche e l’analisi del Ritratto di René Hilaire Degas, nonno dell’artista, primo importante dipinto realizzato dal pittore parigino durante la sua permanenza in città. Il ritratto è custodito presso il Musée d’Orsay di Parigi. Il percorso prosegue con la proiezione de La Famille Bellelli, dipinto riconosciuto come uno dei capolavori indiscussi dell’artista francese, conservato anch’esso al Musée d’Orsay. L’opera è un esempio lampante di come l’arte di Degas non si limitasse a rappresentare il “tangibile”, bensì cercasse di scavare a fondo negli stati d’animo dei soggetti ritratti, cogliendone la complessità psicologica. Da questo dipinto traspare un grande senso di inquietudine e di incomunicabilità, quasi ad anticipare di un secolo le atmosfere alienanti del cinema di Antonioni e di Bergman.

Ritratto di René Hilaire Degas, Musée d’Orsay di Parigi

La seconda sezione è dedicata ai leitmotiv dell’arte di Degas, focalizzandosi sul mondo della danza e del ballo, che troverà sempre spazio nelle sue opere, e ancora le corse di cavalli, le serate a teatro, il circo, le cene nei bistrot parigini, la spensieratezza dei mitici café-chantant della Belle Époque, oltre all’osservazione dei bordelli e delle maison close nei sobborghi di Parigi. L’ingannevole sguardo voyeuristico dell’artista sul mondo della prostituzione rivela in realtà il suo tocco delicatamente impressionista: Degas vuole raccontare, mediante l’arte, come la vita delle prostitute scorresse tra la sofferenza e la solitudine, svelando la natura drammatica della loro condizione. Oltre a raccontare il nuovo mondo borghese, il quale aveva soppiantato l’aristocrazia dopo la Rivoluzione francese, riproponendone però i vizi peggiori, l’ipocrisia e l’amoralità, lo sguardo di Degas si pone anche sugli ultimi, sugli emarginati, sugli invisibili e su tutti coloro che questa “nuova società” aveva espulso dal proprio perimetro sociale.

La Famille Bellelli, Musée d’Orsay di Parigi

Il fulcro di questa sezione sono senz’altro le opere realizzate per illustrare la novella La Maison Tellier, di Guy de Maupassant, e i monotipi realizzati per il racconto La Famille Cardinal del drammaturgo Ludovic Halévy. Spiccano tra queste anche le opere di altri celebri artisti che ebbero un intenso rapporto con il pittore impressionista, come l’acquaforte Degas e Desboutin di Pablo Picasso e i disegni a inchiostro della Maison Close di Jules Pascin. Il percorso prosegue con la collezione di studi e disegni preparatori del celebre dipinto Miss Lala au cirque Fernando, custodito alla National Gallery di Londra. In questa sezione viene descritta anche la passione di Degas per la fotografia, con scatti originali provenienti dalla Bibliothèque Nationale de France: per il pittore francese, infatti, la fotografia fu uno strumento fondamentale per lo studio e la riproduzione del movimento nella pittura.

Miss Lala au Cirque Fernando, National Gallery di Londra

La terza e ultima sezione – che custodisce alcune delle opere più rappresentative della collezione tra cui il Ritratto di Eugène Manet, fratello del celebre pittore precursore dell’Impressionismo – è infine incentrata sulla vita di Degas, dalle frequentazioni con gli artisti dell’epoca fino ai tormentati anni segnati dalla cecità. Non mancherà, infatti, un’indagine sul legame artistico con pittori quali Henri de Toulouse-Lautrec, Édouard Manet, Pierre-August Renoir, Paul Cézanne, Pablo Picasso, Marcellin Desboutin e i pittori della Scuola Napoletana dell’Ottocento come Domenico Morelli, Filippo Palizzi e Giuseppe De Nittis. Tra le opere più pregiate di questa collezione spiccano Vase de Fleurs di Manet e un’heliogravure di Cézanne. Le opere di Degas, accuratamente selezionate e provenienti dalle più prestigiose collezioni francesi, sono state affiancate, nel percorso espositivo, da proiezioni multimediali, allo scopo di accogliere i visitatori con una narrazione immersiva e coinvolgente sulle opere dell’artista che amò Napoli. Un’exhibit imperdibile, che mette in risalto gli aspetti più o meno noti della vita artistica e personale di Degas, e che porta a Napoli la grande arte internazionale.

Ritratto di Eugène Manet, in esposizione

DEGAS E L’AMORE PER NAPOLI

Non tutti sanno che Degas trascorse a Napoli una fase importante della propria giovinezza, periodo che fu fondamentale per la sua formazione e per lo sviluppo del suo stile unico e irripetibile, che lo poneva dentro e oltre il solco dell’Impressionismo. Il pittore francese visse nell’elegante Palazzo Pignatelli di Monteleone, ‘O Palazzo d’o Gas per i napoletani. L’edificio, che fu di proprietà del nonno, si trova ancora oggi su Calata Trinità Maggiore e si affaccia sulla splendida Piazza Del Gesù. Qui l’artista soggiornò in più occasioni, tra il 1854 e il 1857, frequentando l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove apprese le nozioni di disegno e pittura. Furono questi gli anni della grande amicizia con Filippo Palizzi, uno dei più importanti interpreti della corrente pittorica del Verismo. Degas strinse ottimi rapporti anche con lo storico Pasquale Villari, futuro Ministro dell’Istruzione del Regno d’Italia, e con Domenico Morelli, considerato tra i più grandi pittori italiani dell’Ottocento. In quegli anni Napoli era infatti animata da una grande vivacità artistica e da un fervore culturale pari a quello delle grandi capitali europee: fu proprio tra gli ambienti intellettuali della città che il pittore francese mosse i suoi primi passi da artista.

La Maison Tellier, in esposizione

Anche in età adulta, affascinato e ammaliato dalla bellezza e dalla gioia partenopea, Degas decise di ritornarvi spesso, venendo sempre accolto come un “figlio di Partenope”, e soggiornando più volte presso l’elegante e raffinata Villa Paternò a San Rocco di Capodimonte, dove amava rifugiarsi in cerca di tranquillità e ispirazione. Lo stesso pittore, anche di ritorno a Parigi, soleva decantare ed elogiare le peculiarità e le unicità della città in riva al Golfo, esaltando nei salotti parigini frequentati da artisti e intellettuali la vivacità e l’esuberanza del popolo napoletano. Non a caso fu proprio Napoli, dopo Parigi, la città più amata dal grande pittore impressionista, la quale, con le sue atmosfere, ebbe un’influenza notevole sulle sue opere. Degas non fu solamente pittore e scultore, ma anche grande studioso dell’arte e ricercatore, sempre attento alle più innovative e originali forme espressive: egli stesso rifiutava di essere inserito nel filone impressionista per questa sua capacità di sperimentare stili pittorici sempre diversi.

Alcune delle opere in mostra

SAN DOMENICO MAGGIORE

Il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, che ospita la mostra, è uno dei siti più importanti e imponenti di Napoli. Incastonato nel centro storico della città, visitarlo costituisce un viaggio attraverso otto secoli di storia. L’intero corpo monumentale è il risultato di una secolare stratificazione architettonica iniziata nel 1227, quando i frati domenicani si stabilirono nel preesistente Monastero di San Michele Arcangelo a Morfisa. La maestosa basilica, in stile gotico-angioino, venne fatta erigere nel 1283 da Carlo II d’Angiò, sovrano del Regno di Napoli, e si presenta ancora oggi con una particolarità unica: la facciata principale è letteralmente inglobata all’interno del cortile del convento, mentre sulla centralissima Piazza San Domenico si affaccia il suo imponente abside in tufo giallo napoletano, collegato alla piazza con uno scalone in piperno del Vesuvio fatto costruire da Alfonso I d’Aragona.

Piazza San Domenico Maggiore a Napoli

Entrando nella basilica, gli occhi del visitatore vengono immediatamente catturati dalle imponenti navate e dalla magnifica volta della sagrestia, impreziosita dal sontuoso affresco di Francesco Solimena Il trionfo della fede sull’eresia. All’ombra di questo capolavoro barocco giace la salma del Cardinale Richard Luke Concanen, primo vescovo di New York. La basilica era utilizzata in passato come luogo di sepoltura della dinastia aragonese, che elesse il tempio cattolico a panthéon della casa reale. Dalla cattedrale è possibile accedere al Museo Doma, con la sua Sala degli Arredi Sacri, dove sono custodite diverse opere d’arte, oggetti di culto e abiti di grande valore appartenuti ai sovrani del Regno di Napoli. Della collezione fa parte anche un bellissimo Salvator Mundi di scuola leonardesca, ritrovato nel 2021 dopo essere stato trafugato. In questi ambienti erano un tempo custodite le teche in argento contenenti i cuori dei regnanti di Napoli, dei quali però si è persa ogni traccia.

Gli imponenti interni della Basilica di San Domenico

Dei personaggi illustri che soggiornarono nel convento va annoverato senz’altro San Tommaso d’Aquino, il quale è anche uno dei 56 patroni di Napoli, un unicum in tutta Italia. Qui San Tommaso, teologo e studioso della filosofia classica, completò il Summa Theologiae, uno dei testi filosofici più importanti del Medioevo. In epoca barocca il complesso subì una radicale trasformazione, tanto da inglobare ulteriori edifici e formare una piccola “città nella città”. Grazie a un lungo restauro terminato nel 2012, è stato possibile restituire al sito lo splendore di un tempo, permettendo ai visitatori l’accesso a diverse aree del convento tra cui il chiostro; il Piccolo e il Grande Refettorio, quest’ultimo adornato dagli affreschi di Arcangelo Guglielmelli; la maestosa Sala del Capitolo, realizzata dalle maestranze di Cosimo Fanzago, e la biblioteca, meglio nota come la “Libraria” di San Domenico, che ebbe come frequentatori i filosofi Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Suggestivo è il dormitorio di San Tommaso composto dal corridoio, ornato dalle opere del pittore tardo seicentesco Domenico Viola e dal dipinto San Tommaso d’Aquino di Francesco Solimena, e dalla cella del santo all’interno della quale sono custodite le sue preziose reliquie.

La meravigliosa Sala del Capitolo nel Covento di San Domenico

INFORMAZIONI PER LA VISITA

La retrospettiva antologica Degas, il ritorno a Napoli rappresenta un evento da non perdere per restare incantati di fronte alla magnificenza delle opere di uno dei più illustri protagonisti della storia dell’arte, oltre che per visitare l’imponente Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore. La mostra è aperta al pubblico, con orario continuato, dal lunedì al venerdì dalle ore 09:30 alle 19:30; mentre il sabato, la domenica e nei giorni festivi è visitabile dalle ore 09:30 alle 20:30, con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura della biglietteria. Il Complesso di San Domenico è invece visitabile dal lunedì al sabato, dalle ore 9:00 alle 19:00, con ultimo ingresso alle 18:30. I biglietti per la visita possono essere acquistati direttamente al botteghino oppure comodamente on-line (clicca qui). Per ricevere maggiori informazioni e per prenotazioni è possibile scrivere all’indirizzo e-mail prenotazioni@navigaresrl.com, oppure contattando il numero +39 371 170 4794.

Ricordiamo infine che fino al 19 marzo sarà possibile visitare, sempre nel capoluogo campano, un’altra bellissima mostra: Artemisia Gentileschi a Napoli, allestita presso Palazzo Piacentini, sede delle Gallerie d’Italia – Museo di Intesa Sanpaolo, incentrata sulla figura di Artemisia Gentileschi, una delle artiste più emblematiche dell’arte italiana nonché icona del femminismo. Ancora una volta Napoli si presenta con una ricchissima offerta culturale all’insegna di tanti imperdibili eventi dedicati all’arte.

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Tags: ArteDegasImpressionismomostraNapoliParigiPitturaprimopianoSan Domenico Maggiore
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