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Diffusione di materiale pedopornografico: arresti e perquisizioni in 15 regioni

Gli indagati hanno tra i 19 e i 50 anni. Utilizzavano una nota piattaforma di messaggistica per scambiarsi immagini anche di neonati

Emanuele Di Donato di Emanuele Di Donato
4 Luglio 2020
in Italia
pedopornografico

Detenzione, diffusione e produzione di materiale pedopornografico: questa l’accusa per una comunità virtuale italiana composta da pedofili. Sono oltre 200 gli investigatori del centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online e del compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Torino che stanno indagando su una delle più complesse operazioni degli ultimi anni. Con il coordinamento della Procura di Torino, la lotta alla pedopornografia, avvalendosi di capillari attività di indagine e pedinamenti virtuali, ha prodotto 50 perquisizioni e tre arresti, eseguiti in 15 regioni d’Italia. Le indagini sono partite proprio da Torino, luogo in cui è stato individuato uno dei membri della comunità virtuale che aveva seguaci in tutta Italia. Sequestrati, inoltre, una quantità impressionante di dati con immagini di abusi su minori, a volte addirittura neonati. Il lavoro della polizia postale ha consentito di dare un’identità reale ai nickname usati dai pedofili in una nota piattaforma di messaggistica, portandoli finalmente allo scoperto senza la protezione dell’anonimato dietro uno schermo.

La mole di file sequestrata, che al momento sta per essere analizzata dalla polizia postale, è enorme: si tratta di decine di terabyte. In pratica, per avere un riferimento, servono mille gigabyte per formare un solo terabyte. Gli indagati hanno tra i 19 e i 50 anni e sono studenti, impiegati, professionisti, disoccupati: persone qualsiasi che hanno deciso di usare internet per condividere e scambiarsi raccapricciante materiale pedopornografico, con immagini e video anche di neonati. Solo in Piemonte gli indagati sono tre, di cui uno già in carcere per reati simili. L’operazione degli investigatori è durata più di un anno, periodo nel quale la polizia postale ha pedinato virtualmente i responsabili e i frequentatori del deep web. La comunità dei pedofili si basava sullo scambio di materiale e il prestigio all’interno del gruppo variava in base ai contenuti e alla qualità delle immagini inviate: più i file e i video erano particolari, più si cresceva di popolarità. Ancora meglio, inoltre, se il materiale era autoprodotto.  

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Tags: Torino
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