30 marzo, sei a casa, ti annoi e decidi – con un movimento perfettamente automatizzato – di aprire Instagram. Scorri verso basso tra i soliti post, scorri a destra tra le stories senza farci troppo caso ma, ad un tratto, qualcosa cattura la tua attenzione. Si tratta di un contatto che non riconosci, anzi ti sembra di non averlo mai visto. Fai mente locale e realizzi che “fotocaparezza” è proprio quel Michele Salvemini (in arte Caparezza, appunto) di cui non hai notizie da un bel po’. Da settembre 2017, infatti, dopo l’uscita di Prisoner 709, non si avevano news del rapper (almeno per modalità d’espressione) di Molfetta. Clicchi sul cerchietto illuminato e ti compare Caparezza che ti dà appuntamento a mezzanotte per “importanti rivelazioni“. A parte lo stupore di aver assistito alla sua prima storia Instagram in assoluto, una curiosità clamorosa ti assale. Quando finalmente l’orologio segna le 00.00, ti fiondi su qualsiasi social o piattaforma esistente e sul tubo rosso fa capolino un nuovo video. A primo acchito non capisci un granché: certo c’è scritto Caparezza, ma la thumbnail del video mostra uno strano simbolo circolare e il titolo è un termine (quasi sicuramente) sconosciuto ai più. Exuvia, appunto, è la title track, il titolo dell’album e, forse, un nuovo stadio nella vita artistica di Michele Salvemini.
“L’EXUVIA, in sintesi – scrive sul suo account Instagram l’artista pugliese – è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale“. Il solito Caparezza, insomma, che dopo un lungo letargo torna arricchito di esperienze e nuove nozioni. Dona musica e cultura con la stessa capacità che hanno altre persone di distribuire caramelle. Ma cosa c’entrano gli insetti? Loro, nulla. Le conseguenze biologiche di un artropode dopo la muta, invece, c’entrano eccome. “Un calco perfetto – continua il post – una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata“. Si può dire, quindi, che come un insetto Caparezza si libera di una pelle vecchia, un ingombrante involucro che ha fatto il suo corso, per vestire nuovi panni? Tutte congetture plausibili ma che, orfane dell’ascolto, dovranno aspettare per essere avallate o demolite. Il prossimo 7 maggio, avremo probabilmente una risposta.


