I finanzieri del reparto operativo aeronavale di Napoli hanno scoperto l’esistenza di due associazioni criminali che, con modalità organizzate e professionali, si dedicavano alla pesca dei datteri di mare nel golfo partenopeo. Le indagini, durate oltre tre anni, hanno permesso di accertare l’esistenza di un vasto mercato illecito da parte dei due sodalizi, i quali si assistevano vicendevolmente. Nei confronti di sei indagati, ai vertici delle due organizzazioni criminali, è stata adottata la custodia in carcere, in quanto ritenuti responsabili della devastazione dell’ecosistema marino derivante dal danneggiamento delle coste che proteggono il porto di Napoli e dei Faraglioni Capri, aree particolarmente colpite. Per altri sei, invece, è stata prevista la custodia domiciliare. Dei dodici indiziati, quattro saranno obbligati a presentarsi quotidianamente presso gli uffici della polizia giudiziaria e per tre è stato disposto il divieto di dimora. In particolare, due militari, non potranno dimorare in Campania perché indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio.
La pesca dei datteri si intensificava, in modo particolare, nei periodi di maggiore domanda, quasi sempre in coincidenza delle festività natalizie e pasquali, quando gli acquirenti erano disposti a pagarli fino a 200 euro al chilo. I molluschi, catturati mediante la distruzione di interi tratti di scogliera campana, venivano poi commercializzati presso numerosi ristoranti e pescherie della regione, nonché presso una variegata clientela composta anche da esponenti di famiglie malavitose napoletane. Nello specifico sono oltre 100 le persone operanti, a vario titolo, nell’ambito del mercato nero del “dattero di mare”, le quali comunicavano utilizzando un codice segreto, per evitare il riferimento esplicito alla specie protetta. I reati contestati sono associazione a delinquere aggravata perché finalizzata alla consumazione di delitti ambientali, inquinamento e disastro ambientale, danneggiamento e ricettazione.

