“La mangiatoia è vuota perché fratello ladro lo ha rubato”. Quando i fedeli della parrocchia di Sant’Antonio da Padova a Torre del Greco hanno visto il foglio con questa scritta sono stati colti da un misto di rabbia e rassegnazione. Il furto avvenuto la notte di Natale della statua a grandezza naturale del Bambinello, nel presepe posto all’esterno della chiesa di via Nazionale, ha reso impotente la comunità, sicura che almeno l’immagine sacra sarebbe sfuggita a tali irrispettosi gesti.
Neanche la leggera ironia della scritta e l’indulgenza dei frati francescani verso il “fratello ladro”, hanno attenuato la tristezza. D’altronde, i frati, considerato l’ordine cui appartengono, non possono fare altro che ritenere fratello anche chi sbaglia. Anzi, soprattutto chi sbaglia.
Meno comprensione ha dimostrato chi, sui social, ha voluto commentare la notizia. Su Facebook lo spirito cristiano di accoglienza e umanità va a farsi benedire. Tralasciando le frasi in cui si augura al ladro, o ai ladri, tutto il male possibile (basterebbe il suo arresto e, si spera, il pentimento), si passa dai classici “che vergogna!” o il più articolato “Ormai siamo al declino…. svuotati da ogni valore… ma che mondo stiamo lasciando ai nostri figli…”, al già sicuro coinvolgimento del “drogato di m…” o del “padre disperato che non può dare a mangiare i suoi figli”. In entrambi i casi “potevano chiedere aiuto in altro modo”, è la chiosa che mette d’accordo tutti.
C’è poi chi evoca la legge del taglione, ma prima dovrebbe fare ripetizione di grammatica italiana, che ci è sembrato giusto correggere. “Chi ha commesso questo crimine è sicuramente un essere infelice e spregevole. Ma lo è ancora di più quello che ora si compra il bambinello. Io a questi bastardi amputerei senza pietà gli arti e gli taglierei anche la lingua e li castrerei pure così non nascerebbero altri come loro”. Non manca, infine, la memoria storica e ricorda che “anche a San Vincenzo a Postiglione rubarono il Bambinello”.