Dei sindaci della cerniera di Comuni che abbracciano le due province di Napoli e Caserta, il territorio compreso tra l’Agro aversano e la periferia a nord della città partenopea, il primo cittadino di Frattaminore Giuseppe Bencivenga è tra i pochi a non aver chiuso le scuole per l’allarme Coronavirus. Nel piccolo Comune napoletano, questa mattina, i dirigenti scolastici e il personale Ata si sono regolarmente recati al lavoro. Bencivenga è rimasto fermo sulle sue posizioni: la Regione Campania ha ordinato la sospensione delle attività didattiche fino a sabato ed è questo l’unico provvedimento adottato in città.
Sindaco, perché a differenza dei suoi colleghi dei Comuni limitrofi, non ha chiuso le scuole?
“Ritengo si tratti di un provvedimento inutile, che crea solo ulteriore allarmismo. Teniamo le scuole chiuse, ma poi tutto il resto funziona normalmente. Che senso ha? Le faccio un esempio: da stamattina mi sono recato in banca, dove ho trovato un nutrito gruppo di persone che attendevano il proprio turno in una stanza. Poi sono andato nella mia farmacia e ho ricevuto i soliti utenti che ogni giorno vengono ad acquistare medicinali. Tra questi, tante mamme accompagnate da quei ragazzini che oggi non sono andati a scuola. Di cosa stiamo parlando? Pensiamo che chiudendo le scuole ci preserviamo dal Coronavirus?”
E riguardo alla prevenzione?
“Per carità, non dico che la situazione debba essere sottovalutata. È giusto che qualora ci siano casi sospetti, o persone che si siano recate nelle cosiddette zone rosse, dove esistono focolai di Coronavirus, si proceda alla quarantena, ma non si può generare panico con delle decisioni prese sull’onda dell’emotività”.
Lei era presente all’incontro del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca con i sindaci. Che idea si è fatto?