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Home Società

“Ghost town”: alla scoperta dei paesi fantasma in Campania / #3

Il nostro terzo appuntamento del viaggio tra i villaggi e i sobborghi dimenticati e abbandonati della nostra regione prosegue nelle verdi valli del Sannio

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
20 Agosto 2021
in Società

Dopo aver visitato le ghost town delle province di Napoli, di Caserta e di Salerno, il nostro viaggio alla scoperta dei paesi dimenticati e dei sobborghi abbandonati più suggestivi e inquietanti della Campania prosegue tra le verdi e lussureggianti valli del Sannio, nel Beneventano, dove in molti luoghi le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate e mai più ripartite.

Su un promontorio che domina l’alta valle del Titerno si trovano i resti di Cerreto Antica, nucleo originario di Cerreto Sannita. L’antica città fortificata era cinta da possenti mura, con quattro porte d’accesso, mentre sulla sua sommità si trovava il castello dei Sanframondo. Del nucleo originario dell’abitato restano oggi pochi ruderi: la città venne rasa al suolo dal devastante terremoto del Sannio del 1688, evento tragico che decimò la popolazione, costringendo i superstiti a ricostruire la nuova città più a valle, l’odierna Cerreto Sannita, i cui lavori di costruzione terminarono nel 1696. Cerreto Antica, ormai abbandonata, si trasformò in cava di materiali per l’edificazione del nuovo centro abitato. Gran parte dei ruderi non sono tutt’oggi visibili perché sotterrati mentre su un’altura si erge un torrione appartenente alle mura difensive. Tra i piani di rilancio dell’area è in progetto la realizzazione di un parco archeologico al fine di riportare alla luce i resti della città.

I resti di Cerreto Antica

Nel cuore del Sannio, nella valle del Fortore, sorge Apice Vecchia, soprannominata anche la “Pompei del Novecento”. La città, in passato ricca e fiorente, contava oltre seimila abitanti quando fu lentamente abbandonata dopo il terremoto che colpì il Sannio nel 1962. Il sisma obbligò gran parte della popolazione a evacuare la città per fondare la vicina Apice Nuova. Iniziò così il lungo e inarrestabile declino del borgo che culminò con l’abbandono totale dell’abitato in seguito al terremoto del 1980. La città, dal grande fascino e mistero, è rimasta straordinariamente intatta, come sospesa nel tempo. Tutto sembra essersi fermato in quegli attimi tragici della sera del 21 agosto del 1962: nelle abitazioni ci sono ancora i tavoli apparecchiati per la cena, le pentole sui fornelli, le lenzuola sui letti, eppure non c’è anima viva, tutto è rimasto lì allo stesso posto in cui fu lasciato. Nel 2016 è stato ultimato un primo progetto di riqualificazione del borgo che ha restituito al castello l’antico splendore, oggi teatro di sagre, feste ed eventi. Nel 2018 il paese è stato scelto da Pippo Mezzapesa per girarvi il film Il bene mio, con Sergio Rubini. Oggi Apice Vecchia è entrata a far parte dei luoghi del cuore del Fai e sta pian piano tornando a nuova vita.

Le strade di Apice Vecchia

A una decina di chilometri da Benevento, situato in cima a uno sperone tra la valli dei fiumi Calore e Tammaro, si erge l’antico centro di Paduli. Parte della città è ancora abitata ma la fiancata a sud-ovest del paese, aggrappata su un’altura corrispondente alla sua zona più antica, è completamente disabitata e diroccata per via dei numerosi terremoti che hanno colpito il Sannio nel corso dei secoli; eventi sismici ai quali si sono aggiunte diverse ondate migratorie che hanno lentamente svuotato l’abitato. Il quartiere fantasma si presenta così affiancato, in maniera molto suggestiva e spettrale, alla parte viva del paese e convive con essa fianco a fianco quasi a ricordare agli abitanti la storia dei propri antenati. 

Uno scorcio del sobborgo disabitato di Paduli

Ci spostiamo adesso sulle pendici del monte Taburno, a metà strada tra Montesarchio e Benevento, dove si trova il paesino abbandonato di Tocco Vecchio, nel territorio del Comune di Tocco Caudio. Il villaggio, edificato su un ripido costone tufaceo che domina la valle Vitulanese, ha subito diversi terremoti e numerosi eventi franosi; l’area è infatti stata soggetta a gravi fenomeni di dissesto idrogeologico e dopo l’ultimo sisma del 1980 il paese venne definitivamente abbandonato. Il luogo è difficilmente accessibile in quanto gli edifici non hanno mai ricevuto interventi di consolidamento e sono a rischio crollo, ma in alcuni giorni vengono organizzati dei tour con guide esperte per poter visitare il paesino fantasma. Il vecchio borgo conserva intatto il suo impianto urbanistico medievale offrendo ai visitatori una scenografia fiabesca, con strade e palazzi avvolti dall’edera e dalla vegetazione: qui la natura si sta via via riappropriando di ciò che le è stato sottratto dall’uomo. Nel 2004 sono iniziati gli iter per avviare il piano di recupero del vecchio centro abitato e più di recente è stata ristrutturata la chiesa di San Vincenzo.

Le strade di Tocco Vecchio ricoperte dall’edera

Il nostro viaggio alla scoperta delle ghost town più suggestive del Sannio termina a due passi dal capoluogo sannita, più precisamente nel centro semiabbandonato di Castelpoto. Il villaggio è stato edificato su un colle prospiciente la valle del Calore e si presenta con le forme del tipico abitato medievale, con i vicoli stretti e tortuosi e le case in pietra lavorata. Gli edifici del paese, gran parte dei quali non sono più abitati da anima viva, sono miracolosamente sopravvissuti ai sismi del 1962 e del 1980, ma ciò non è bastato a fermare il lento declino di questo luogo, i cui abitanti hanno preferito trasferirsi per ragioni economiche nella vicina Benevento. Oggi Castelpoto si presenta con un aspetto quasi spettrale, soprattutto al calar delle tenebre, e le leggende del posto narrano che di notte questo borgo fantasma sia popolato dalle streghe. 

L’accesso al borgo “stregato” di Castelpoto

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Tags: campaniacittà fantasmaghost townprimopiano
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