Nessun rientro a casa per Giovanni Zannini. Il consigliere regionale campano è costretto a rimanere in Abruzzo, lontano dal suo territorio. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso presentato dalla difesa del politico di Mondragone, confermando la misura cautelare del divieto di dimora in Campania e nelle regioni confinanti. Il verdetto della Suprema Corte è arrivato ieri, mercoledì 15 luglio, al termine della camera di consiglio e dopo la discussione delle istanze presentate dai legali di Zannini, gli avvocati Angelo Raucci e Vincenzo Maiello. La decisione dei giudici di legittimità convalida così il precedente provvedimento emesso dal Tribunale del Riesame di Napoli.
Accuse confermate e rischio di reiterazione
La pronuncia della Cassazione rappresenta un punto a favore dell’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Nelle motivazioni che avevano accompagnato la misura cautelare, i giudici del Riesame avevano rimarcato non solo la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ma anche un concreto pericolo di reiterazione del reato. Nel descrivere la condotta del consigliere, i magistrati avevano parlato di una “spregiudicata familiarità corruttiva”, ipotizzando uno sfruttamento sistematico delle sue funzioni pubbliche per scopi illeciti. Ricostruzione, questa, che ha superato indenne anche il severo filtro della Cassazione.

