Gli “NFT” entrano nel mercato di massa: cosa sono e perché se ne parla così tanto
Nel 2021 il loro mercato ha raggiunto un valore complessivo di oltre 40 miliardi di dollari, ossia quasi un paio di “finanziarie” italiane. Le opere digitali sbarcano sui social: Facebook e Instagram permetteranno di mostrarle sulle proprie bacheche
NFT. In inglese è “Non-fungible token“, in italiano un NFT è letteralmente un “gettone non fungibile“. In altre parole qualcosa di non tangibile. Ma che cosa vuol dire? Un bene fungibile è un qualcosa che non ha una specifica individualità e che potrebbe essere tranquillamente scambiato con qualcos’altro di uguale. Gli NFT in quanto non fungibili sono esattamente l’opposto. Sono dei token unici che quindi non possono essere scambiati per un altro identico token, in quanto di ogni NFT esiste una e una sola copia.
Per rendere tutto più chiaro facciamo un esempio. Bitcoin è un bene fungibile, visto che in questo momento ce ne sono circa 19 milioni tutti uguali in circolazione. Non c’è alcuna differenza tra un Bitcoin e un altro. Un’opera d’arte invece è un bene non fungibile visto che è unica e non esiste una identica con cui può essere scambiata senza rendersene conto. Gli NFT, quindi, vanno pensati come delle opere d’arte uniche.
Ma gli NFT sono anche molto altro, con essi si può infatti rappresentare qualsiasi cosa, sia un bene fisico che digitale. Può essere per esempio un quadro, una canzone, un video ma anche qualcosa collegato al mondo reale come un documento o un biglietto per un concerto. Tutti i non-fungible token hanno un unico codice identificatore salvato sulla blockchain e sono direttamente collegati a un wallet (i wallet digitali sono strumenti di pagamento elettronico, solitamente sotto forma di app. Il Wallet memorizza in completa sicurezza le versioni virtuali delle tue carte di debito e di credito, così puoi pagare senza inserire i dati della carta e non devi nemmeno averla fisicamente con te).
Quando compri un NFT non ti viene spedita la versione fisica di ciò che hai comprato. Avviene semplicemente il passaggio di proprietà nella blockchain. Con la blockchain ci si riferisce ad una sorta di registro/archivio digitale su cui vengono memorizzate le transazioni di dati inalterabili ed immodificabili. Insomma è come un notaio digitale che registra ufficialmente unicità e non copiabilità del NFT. Chiunque può verificare da chi è posseduto un NFT, quindi è impossibile fingere di possedere un certo token se si osservano le sue transazioni sulla blockchain. La maggioranza degli NFT è basata sulla blockchain di Ethereum, ma anche diversi progetti basati su Solana ed altre piattaforme hanno avuto un forte riscontro.
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Gli NFT si possono inoltre collezionare e rivendere. Per scambiarli si usano in genere le criptomonete basate sulla tecnologia blockchain e gli analisti stimano che nel 2021 il loro mercato ha raggiunto un valore complessivo di oltre 40 miliardi di dollari, ossia quasi un paio di “finanziarie” italiane. Persino Melania Trump è entrata nel business, commercializzando il proprio sorriso. Il suo NFT si chiama “Melania’s Vision”, ed è stato offerto a dicembre per 150 dollari a scopo di beneficenza. Finora il mercato degli NFT è stato dominato da soggetti come OpenSea, che incassa una commissione del 2,5% su ogni vendita, ed è arrivato a un valore di circa 13 miliardi di dollari. Era inevitabile che i colossi digitali si interessassero al fenomeno, anche perché può diventare uno strumento essenziale per gli scambi nel Metaverso, ossia la vita virtuale parallela su cui Facebook sta investendo al punto di aver cambiato il proprio nome.
Il Financial Times ha rivelato che Meta, come Mark Zuckerberg ha ribattezzato la propria compagnia, sta lavorando ai piani per consentire ai suoi utenti di creare e vendere gli NFT. Facebook e Instagram permetteranno di mostrarli nei profili e non è difficile immaginare che con le loro dimensioni saranno presto dominanti. Del resto l’anno scorso era stato lo stesso Zuckerberg a dire che gli NFT avevano la potenzialità di diventare pedine fondamentali per gli scambi nel Metaverso, dove intende investire dieci miliardi di dollari all’anno per costruirlo e svilupparlo rapidamente.
Il discorso è simile per Twitter, che ha già offerto ai sottoscrittori del suo servizio a pagamento Blue la possibilità di usare i Non Fungible Token come immagini dei profili: «Lo avete chiesto in tanti e perciò lo abbiamo fatto», ha annunciato giovedì la compagnia cofondata dall’ormai ex CEO Jack Dorsey. «Crypto — ha detto alWall Street Journal Esther Crawford, responsabile del progetto — è un pilastro chiave del futuro di Twitter. Noi vogliamo sostenere il crescente interesse dei creatori di usare le app decentralizzate, allo scopo di gestire i beni e le monete virtuali». Tradotto dal linguaggio tecnico: in futuro la nostra vita si svolgerà sempre più nel mondo digitale parallelo, dove quindi avremo bisogno di creare cose e scambiarle. Ecco come gli NFT entrano sbarcano sul mercato di massa.
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