Cronaca
tampone

Guerra al Covid-19: tempi lunghi per il tampone, ospedali in tilt. De Luca: “Chiusi in casa fino al 14 aprile”

Una nuova ordinanza conferma le restrizioni fino al prossimo 14 aprile, con i cittadini campani che dovranno stare chiusi in casa anche a Pasqua. Il grido d’allarme lanciato dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca verso il Governo guidato da Giuseppe Conte, arriva al termine di una serie di proteste e lamentele provenienti da varie strutture sanitarie in prima linea nella guerra contro il Covid-19, dove il tampone è l’arma più richiesta. E a tarda serata, dopo una giornata molto pesante, giunge la drastica decisione del governatore di prorogare i divieti, anche se il problema tamponi resta la preoccupazione più viva.

Non è solo la mancanza dei posti letto, come nei casi Monaldi e Cotugno, e delle apparecchiature per la cura dei malati a preoccupare i medici. Già questo rende la situazione critica e al limite del collasso. Ciò che si aggiunge ad un quadro allarmante sono i tempi di attesa troppo lunghi per effettuare un tampone. Mancano e ciò non può essere accettato senza creare caos e preoccupazione nel personale sanitario e nei pazienti.

All’ospedale San Paolo di Fuorigrotta i tamponi ritardano almeno da 4 giorni, con i gli ammalati intubati senza aver avuto la certezza che siano contagiati, ma solo perché le loro condizioni di salute sono peggiorate. Anche il Cardarelli soffre. In rete è diffuso un audio in cui si afferma che uno dei medici di pneumologia è a casa con la febbre in attesa del tampone.

Se ci spostiamo in provincia di Napoli è Boscotrecase la situazione più preoccupante. Trasformato in fretta e furia in Covid Hospital, il nosocomio del Comune vesuviano ha una serie di “carenze e gravi problematiche” evidenziate da 30 operatori sanitari con una lettera indirizzata al manager della Asl Napoli 3 Sud e all’Asl.  In terapia intensiva manca “il personale sanitario, non ci sono monitor, pompe infusionali, sistemi di aspirazione a circuito chiuso, sacche per nutrizione” e ancora “farmaci antivirali, antibiotici, eparina a basso peso molecolare, nutrizione enterale e parenterale”.

A ciò si aggiunge la paura dei “falsi negativi”, dopo la vicenda un uomo con la febbre su cui, dopo un’attesa di 13 giorni, è stato eseguito il tampone, che ha avuto esito, appunto, negativo. La stessa persona, però, visitata in seguito dal medico di base e sottoposta alla Tac e risultata affetta da polmonite bilaterale interstiziale. Ora è in attesa di un nuovo tampone, ma l’eventualità di tamponi sbagliati non tranquillizza, per il possibile moltiplicare di contagi.

Nel resto del territorio campano le cose non vanno meglio, anzi. Ad Avellino, in attesa di quelli acquistati dalla regione, il sindaco Gianluca Festa acquista 5mila kit per tamponi. Quella irpina è la provincia del Sud Italia con più casi, rispetto alla popolazione, con il solo ospedale Moscati ad affrontare l’emergenza, mentre Ariano Irpino e il suo nosocomio sono off-limits.

Anche dalla provincia di Salerno arrivano notizie di ritardi e attese spasmodiche per sottoporre un paziente al tampone. Intanto, dalla Regione Campania confermano che i test rapidi acquistati, non tamponi ma piccoli prelievi di sangue dal polpastrello, arriveranno all’inizio della prossima settimana. Chissà se basterà ai 17 sindaci dei Comuni dell’Agro Aversano, tra cui Aversa, Casal di Principe, Cesa, Parete e Sant’Arpino, che hanno scritto al direttore generale dell’Asl di Caserta Ferdinando Russo e al governatore De Luca chiedendo “di fare più tamponi e di farli velocemente a tutela della salute pubblica come richiesto dai medici di base” perché “troppe richieste sono rimaste inevase e fra queste sono comprese quelle dei familiari delle persone trovate già positive nelle settimane addietro, e che fortunatamente stanno avendo un grandissimo senso di responsabilità mettendosi in quarantena nell’attesa di un tampone”. “Vi chiediamo uno sforzo ulteriore – termina la lettera – anche per potenziare i servizi per effettuare tamponi, che oggi gravano quasi unicamente sul 118”.

Chiede, invece, un intervento immediato del Governo e del ministro della Salute Roberto Speranza il Consigliere regionale Stefano Graziano, presidente della commissione Sanità, per “far in modo che le Regioni siano messe in condizione di effettuare i tamponi a tutto il personale sanitario, che è tra le categorie più a rischio”, perché, a fronte “di sforzi eroici, sta pagando un prezzo altissimo in termini di contagio” e per “evitare il ripetersi di situazioni analoghe a quelle avvenute negli ospedali del Nord, dove, purtroppo, c’è stata una ampia diffusione del virus tra le corsie”.

 

Segui già la pagina Facebook Il Crivello.it?