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25 marzo, Tolkien reading day e Dantedì: l’importanza delle grandi storie ai tempi del Coronavirus

Oggi, per la prima volta, la data del 25 marzo diventa un crocevia di celebrazioni letterarie unico nel suo genere: in tutto il mondo è questa, infatti, la data del Tolkien reading day, l’evento annuale di lettura che la Tolkien Society promuove dal 2003 per ricordare la straordinaria opera del professore che inventò il complesso e meraviglioso universo della Terra di Mezzo. A partire da quest’anno, tuttavia, alle celebrazioni per l’autore de Il signore degli anelli si sovrappone il Dantedì, il giorno dedicato alla lettura e alla commemorazione del Sommo Poeta Dante Alighieri, del quale nel 2021 ricorrerà il settecentesimo anniversario dalla morte. Una giornata, quella di oggi, nella quale s’incontrano principio e fine di due epopee amate in tutto il mondo: l’inizio del viaggio di Dante attraverso i tre regni dell’Aldilà, infatti, iniziò il 25 marzo 1300, lo stesso giorno designato da Tolkien per la caduta dell’oscuro signore Sauron al termine della trilogia de Il Signore degli Anelli, avvenuta nell’anno 3019 della Terza Era.

Un intreccio sicuramente interessante e non scontato la cui eco, in tempi duri e oscuri come quelli che siamo chiamati a vivere in queste settimane, non può che risuonare più forte che mai: il 25 marzo 2020 è una grande occasione non per commemorare le figure di Tolkien e Dante, ma per ritrovare e coltivare in noi l’energia eroica delle loro opere. Si è dato giustamente molto spazio, in queste settimane, alla riscoperta delle opere aventi come argomento il comportamento umano durante le epidemie (Manzoni ne I promessi sposi, Camus ne La peste et similia) ma un posto altrettanto importante in giorni di difficoltà dovrebbero averlo anche quei libri che raccontano il viaggio dell’uomo attraverso mondi oscuri e pericolosi i cui protagonisti sono, nella loro coraggiosa fragilità, lo specchio dei turbamenti e delle paure che affliggono tutti noi ogniqualvolta siamo chiamati a reagire, ad affrontare le grandi sfide improvvise che la vita ci pone davanti senza preavviso.

Si può trovare il coraggio di affrontare e superare l’inferno e il purgatorio leggendo Dante, si può essere rinfrancati dall’oscurità spazzata via, non senza la presenza di morte e distruzione, nell’epopea tolkieniana. Sono racconti d’immaginazione, certo, e il lieto fine che vi troviamo non è assicurato nel nostro mondo, ma dietro queste storie si celano le vite di autori in carne e ossa che hanno sublimato su carta le loro esperienze umane e le loro sofferenze terrene. La Divina commedia, Il signore degli anelli e Lo Hobbit, nella loro diversità e incomparabilità, raccontano con la grazia della poesia e della prosa il cammino di ognuno di noi su sentieri fatti di dolore, tormento e prove che sembrano far vacillare le nostre convinzioni. Come gli hobbit della Contea o Dante, ci sentiamo esseri minuscoli costretti a fronteggiare forze infinitamente più grandi di noi, sovrapponendoci a quei personaggi che sono figura, non allegoria, di un mito eterno e, con avventure fantastiche, descrivono la nostra esistenza in questo mondo, il quale “è davvero pieno di pericoli, e vi sono molti posti oscuri; Ma si trovano ancora delle cose belle, e nonostante che l’amore sia ovunque mescolato al dolore, esso cresce ancora più forte.

 

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