Il monitoraggio compiuto dal Servizio coesione, lavoro e territorio della Uil, aggiornato ad aprile, ha svelato la cattiva e la mancata gestione dei fondi europei in alcune regioni italiane, tra queste anche la Campania, che a oggi non ha ancora speso 3,6 miliardi di euro previsti dalla programmazione 2014-2020. Una situazione che ha generato un grosso allarme tra i sindacati, visto che si correrebbe il rischio concreto di perdere dei finanziamenti di vitale importanza per il superamento della crisi economica e sociale causata dall’epidemia da Coronavirus.
Complessivamente sono 37,9 i miliardi di euro non spesi dal nostro Paese, oltre il 70% dei 53,2 miliardi che l’Unione europea ha investito per diversi progetti di sviluppo economico, e in particolar modo quelli stanziati per la riduzione del divario tra nord e sud. Per la Uil, l’Unione italiana del lavoro, si tratta di un quadro preoccupante, che rischia di indebolire ulteriormente quei settori messi in ginocchio dalla crisi epidemiologica. L’utilizzo di quei fondi da parte delle regioni potrebbe, secondo il sindacato, dare un grosso contributo per il superamento delle grosse difficoltà strutturali che si registrano nella ripartenza di molti settori, sia pubblici sia privati. I 3,6 miliardi di euro non spesi dalla Regione Campania riguardano sia il Fondo sociale europeo (Fse) sia il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr): si tratta di importanti investimenti indirizzati al mondo del lavoro, a quello della ricerca, al settore dell’energia e al rilancio delle infrastrutture sul territorio regionale. Consistente inoltre è la quota di risorse destinate al mondo della cultura e della conoscenza, al rilancio delle imprese e alla tutela e alla salvaguardia ambientale.
Ma la Campania non è l’unica regione del Mezzogiorno a non aver utilizzato i fondi europei. Alla Puglia ad esempio restano ancora da spendere 5,2 miliardi, alla Sicilia 3,7 miliardi, mentre alla Calabria 1,7 miliardi. Ponendo uno sguardo sul livello di spesa certificata, sempre al Meridione, ci accorgiamo dai dati pubblicati che la Calabria ha rendicontato il 29,3% delle risorse messe a disposizione dall’Europa, la Sicilia il 27,6%, la Puglia il 27,1% mentre, a fare da fanalino di coda nella classifica della gestione virtuosa dei fondi europei c’è la Campania con il 26,9%. Resta indispensabile dunque, alla luce di questi dati, così come sottolineato dalla Uil, avviare tutti quei processi burocratici per recuperare questi finanziamenti che ancora restano in giacenza, e utilizzarli per affrontare e risolvere parte dei problemi che attanagliano non solo la Campania ma l’intero Mezzogiorno, e che sono stati maggiormente aggravati dalla drammatica crisi che le regioni meridionali stanno attraversando.