Sessanta giorni di lockdown sono stati necessari per far sì che le acque del fiume Sarno tornassero di nuovo cristalline, un avvenimento che non si vedeva da quando nell’agro Nocerino-Sarnese, in corrispondenza delle sponde del fiume, a partire dagli anni Settanta e Ottanta sorsero numerosi stabilimenti industriali che hanno poi caratterizzato le attività produttive dell’intera area. Un solo giorno è bastato invece, sancito dalla ripresa delle attività industriali, per far sì che le acque del fiume, da turchesi, diventassero nuovamente di colore marrone, a conferma di quanto le attività umane inquinanti siano pericolose per l’ambiente e per la salute stessa delle persone, ancora di più quando non rispettano i vincoli ambientali.
Le immagini del fiume inquinato hanno così fatto il giro del web e il tam tam sui social ha catturato l’attenzione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, raccolte le denunce, ha deciso di intervenire con tempestività comunicando le criticità ambientali rilevate presso il corso d’acqua campano ai carabinieri del Nucleo operativo ambientale. Il ministro lo ha comunicato attraverso i propri canali social: “Al primo giorno di riapertura delle aziende sono cominciati di nuovo gli sversamenti. In tantissimi mi avete segnalato foto e video. Grazie alle denunce ricevute ho attivato i carabinieri del Noe al fine di effettuare controlli e indagini in zona. Tutte le autorità predisposte si sono recate sul posto per controllare e per individuare i colpevoli di questo grave scempio ambientale”.

