Nella giornata di ieri era stato individuato, su un cavallo deceduto, a Castel Volturno in provincia di Caserta, il primo caso in Campania della “Febbre del Nilo”, malattia provocata dal virus West Nile trasmesso mediante la puntura di un insetto vettore, la comune zanzara. A seguito della conferma della positività è stata immediatamente attivata l’Unità di Crisi della Regione Campania e si è provveduto ad allertare tutti gli attori della sanità pubblica regionale e nazionale per i successivi adempimenti e per mettere in condizioni di sicurezza il territorio.
Ebbene, i tecnici subito dopo il primo caso di ieri, campionando gli altri animali, dello stesso allevamento, hanno scoperto quattro nuove positività, tre cavalli e un pollo. Il riscontro è arrivato grazie all’ indagine epidemiologica svolta in modo congiunto dal personale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Unità di Malattie esotiche e trasmesse da insetti vettori), del servizio veterinario dell’Asl di Caserta e dei rappresentanti del Centro di riferimento Regionale per la Sanità Animale (Cresan).
“L’azienda è stata messa in biosicurezza – spiega una nota dell’Istituto Zooprofilattico – ed a seguito di successive analisi su insetti vettori presenti, verrà effettuato un trattamento di disinfestazione. È stato inoltre prodotto un buffer di protezione del raggio di 5 km con epicentro il focolaio, all’interno del quale sono state identificate e saranno campionate tutte le aziende in possesso di specie sensibili”. L’Asl di Caserta, in una nota a firma del direttore Amedeo Blasotti, evidenzia di aver “istituito una task force per il contenimento dell’infezione“.
“Si stanno mettendo a dimora le trappole – fa sapere l’Asl – per verificare il grado di infezione delle zanzare del luogo. Anche il centro trasfusionale sta applicando le misure di controllo previste in tali casi, come la verifica dell’eventuale presenza del virus nel sangue donato. Al fine delle prevenzioni della malattia, si consiglia l’uso di repellenti fino ad almeno all’arrivo della stagione invernale“.
Come si trasmette e i quali sono i sintomi
Il West Nile è un virus della famiglia dei Flaviviridae, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto West Nile (da cui prende il nome) e che attualmente possiede un’ampia distribuzione geografica: esso, infatti, può essere trovato in alcune zone del Nord e Sud America, in Africa, in Europa, in Asia e in Oceania. In particolare, come riporta lo European centre for disease prevention and control (Ecdc), il West Nile è endemico in Europa meridionale, orientale e occidentale ed è responsabile di una zoonosi trasmessa dalle zanzare. Il virus, infatti, possiede un ciclo di riproduzione e diffusione che coinvolge gli uccelli (esso infatti arriva in Europa attraverso gli uccelli migratori che si spostano dall’Africa subsahariana, dal Nord Africa o dal Medio Oriente) e le zanzare, principalmente del tipo Culex, le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione agli esseri umani. La trasmissione della malattia, infatti, non avviene da persona a persona, ma soprattutto attraverso le zanzare infette.
Sebbene circa 8 casi su 10 di infezione da West Nile siano asintomatici, la manifestazione clinica più comune (nel 20% dei casi) è la cosiddetta febbre del West Nile, i cui sintomi sono quelli tipici di una sindrome simil-influenzale, come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei, che in genere durano meno di una settimana. In alcuni casi (meno dell’1%), soprattutto in soggetti più fragili, la malattia si può manifestare nella forma neuro-invasiva, che comporta complicanze neurologiche gravi, causando encefaliti che possono essere anche letali.
Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile, i cui trattamenti sono esclusivamente sintomatici, né un vaccino. Le misure attualmente adottate (come riporta l’Iss) sono quelle di prevenzione verso le punture di zanzare e l’attenta sorveglianza del virus e della malattia: dal 2020, infatti, le attività di sorveglianza nei confronti del virus West Nile sono incluse nel Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta arbovirosi (Pna) 2020-2025, che prevede misure specifiche per questo tipo di malattie virali trasmesse da artropodi. Nell’ambito di queste misure, il 12 luglio scorso l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha riportato il primo caso del 2022 in Italia di infezione da virus West Nile, in Veneto, nella provincia di Padova.