È il racconto cinematografico La conversione, scritto e diretto dal filmaker e drammaturgo campano Giovanni Meola, a vincere il Premio del pubblico come miglior documentario alla diciannovesima edizione del Roma Independent Film Festival. Il doppio binario sul quale viaggiano le storie dell’ex manager bancario Vincenzo Imperatore (attualmente consulente contro gli abusi delle banche) e dell’ex galeotto Peppe De Vincentis (ora attore e drammaturgo) conquista il podio del Riff, dove l’opera è stata presentata in anteprima mondiale nella sezione National Documentary Competition. “Anche a distanza siamo riusciti a incontrare un pubblico attento, curioso, partecipe e sensibile – spiega il regista Giovanni Meola – per questa duplice storia di certo non comoda, non consolatoria ma molto intensa nella sua radicalità e verità. Ringrazio il Rome Independent Film Festival per aver accolto questo film e gli spettatori e le spettatrici che lo hanno veduto e votato online. Adesso la volontà è portarlo in sala in tutta Italia il prima possibile, per incontrare di persona nuovi spettatori e nuove spettatrici. Un grazie enorme, infine, ai due protagonisti, Peppe De Vincentis e Vincenzo Imperatore, e a tutti i miei indispensabili collaboratori”.
Un maestro di rapine e contrabbandiere con trent’anni di galera alle spalle e una gola profonda del sistema finanziario italiano, protagonisti di due mondi completamente diversi, costellati da atti illeciti e quasi senza via di fuga, uniti dalla macchina da presa di Giovanni Meola. Quasi come se avessero iniziato nello stesso momento, Peppe De Vincentis ha scritto la sua autobiografia Il campo del male nel 2013, dove ha buttato giù tutto ciò che ha attraversato nella vita, dai ricordi dell’adolescenza alla detenzione. Vincenzo Imperatore, invece, nel 2014, ha scritto Io so e ho le prove, vendendo decine di migliaia di copie, dove ha messo in luce i suoi ventidue anni spesi al servizio della banca più importante del Paese. Queste due storie trovano la giusta concatenazione nel documentario, che racconta due universi in apparenza inconciliabili come il sub-proletariato e la borghesia, evidente anche dalla scelta delle musiche, da Renato Carosone agli U2.


