Nei giorni scorsi si è tenuta a Casal di Principe una manifestazione degli allevatori bufalini casertani, al quale ha partecipato anche l’assessora comunale all’Ambiente, cultura, sviluppo economico e impianti ambientali Maria Letizia. L’evento è stato l’occasione per comprendere le difficoltà degli allevatori causate dalla “disastrosa strategia che sta annientando la filiera bufalina casertana”. Secondo quanto affermato da Letizia “è emerso con chiarezza che attualmente i nostri allevatori sono ostaggio di strategie politiche da decenni conclamate che molto si distaccano dalle reali esigenze del settore. La necessità vera di tutti gli allevatori – prosegue l’assessora – è quella di programmare sul breve, medio e lungo termine interventi che risultino definitivamente strategici per tutto il comparto bufalino casertano”. I dati statistici rendono meglio l’idea quale dramma sta vivendo un settore che, nonostante tutto, in provincia di Caserta rappresenta il 60% di quello nazionale, cioè “una forza economica non da poco, un’eccellenza sotto tutti i punti di vista che però rischia un irrimediabile tracollo”. Nel 2015 solo il 3,30% delle aziende sottoposte ai controlli per brucellosi presentavano capi infetti, percentuale che, nel 2020, è arrivata al 14,77%. Sempre nel 2015 erano presenti nel Casertano 818 aziende bufaline, numero che è sceso a 704 nel 2020. In cinque anni sono sparite 114 aziende e circa 30mila capi di bestiame: “Un disastro sociale, economico e culturale”, sostiene allarmata Letizia. Per l’assessora di Casal di Principe “i dati, freddi e cinici, parlano chiaro: da vent’anni si brancola nel buio. Da vent’anni si abbattono capi a ritmo crescente. Da vent’anni il male che affligge le bufale, invece di regredire, dilaga e assottiglia inesorabilmente il parco animali. Da vent’anni non c’è stato nessuno che è stato in grado di governare i processi di contenimento dei contagi. Tutti i piani di eradicazione di brucellosi e tubercolosi attuati fino ad oggi sono risultati fallimentari”.
L’inerzia di tutti gli organi competenti è dimostrata da quanto affermato dalla Commissione europea il 17 marzo 2020, per la quale “è responsabilità delle autorità nazionali e locali, in collaborazione con la comunità agricola, accelerare il processo di eradicazione di questa malattia”. La Commissione, inoltre, ha raccomandato a più riprese alle autorità italiane la vaccinazione per la brucellosi come soluzione per l’alto tasso di contagio di alcune zone del Casertano. “Ma a quanto pare – spiega Letizia – neanche questo interessa alle nostre autorità locali che continuano a fomentare scontri tra gli allevatori campani alimentando fobie e paure”. Uno spiraglio di speranza, comunque, arriva per tutti gli allevatori casertani dal ministero della Salute e dall’applicazione integrale del piano di Teramo. Cosa prevede il piano di vaccinazione di Teramo è presto detto: abbattimento dei capi positivi; vaccinazioni delle vitelle dai sei ai nove mesi; divieto di vaccinazione dei capi adulti; utilizzo della vaccinazione per contrastare l’incidenza dell’infezione in particolare nei Comuni di Castel Volturno, Cancello ed Arnone, Grazzanise e Santa Maria la Fossa; ulteriore allargamento delle vaccinazioni ai Comuni di Villa Literno, Pignataro Maggiore, Carinola, Capua, Francolise, Mondragone e San Tammaro; identificazione della dicitura di “indenne con vaccinazione” del solo allevamento e non della Provincia, Comune o Regione di ubicazione. “Applicare il piano di Teramo – conclude l’assessore Letizia – significherebbe per gli allevatori bufalini casertani vedere finalmente la luce in fondo al tunnel grazie a semplici e chiari principi che sarebbero in grado di rilanciare il settore zootecnico con tutte le sue eccellenze”.


