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Home Società

La fotografia come mezzo per riabbracciare la propria terra: la storia di Andrea Matacena

Cresciuto a Giugliano in Campania, il suo nome è legato ai tanti scatti che raffigurano Napoli e, in particolare, lo stadio Diego Armando Maradona

Giuseppe Migliaccio di Giuseppe Migliaccio
18 Aprile 2021
in Società

In un periodo di frenesia e scoraggiamento, di incertezza e bisogno di ripartire, è bello sapere che le eccellenze del territorio campano riescano a emergere, nonostante i mille ostacoli posti dall’epidemia in corso. Recentemente abbiamo parlato di Laura Vecchione, giovane fotografa del Nolano che ha descritto il processo di trasformazione della sua professione, veicolo di messaggi sociali forti. Un’altra storia interessante, in tal senso, è quella di Andrea Matacena, fotografo, attore e musicista cresciuto a Giugliano in Campania, che grazie ai suoi meravigliosi scatti di Napoli (e non solo) sta riscuotendo un gran successo e si propone, tra le altre cose, di essere ponte di collegamento per chi, per svariati motivi, si è dovuto allontanare dalla propria terra.

Ciao Andrea, com’è nata la tua passione per la fotografia?
“Il mio viaggio nel mondo della fotografia nasce un po’ per caso, mio padre è stato un fotografo a sua volta e quindi sin da bambino sono stato a contatto con gli strumenti del mestiere, che prendevo di nascosto e usavo per fare i miei primi scatti, tutti in automatico. Poi pian piano, col passare degli anni e l’avanzamento della tecnologia, ho cominciato a fotografare con il mio smartphone tutto ciò che mi veniva in mente. Inizialmente pubblicavo tutto sul mio profilo personale, poi nel 2019 ho scelto di trasferire questo mio archivio di foto in un profilo a parte, staccato da quello privato. Nel tempo ho notato che i miei scatti venivano condivisi da diverse pagine social, il che ha fatto crescere questo mio progetto e moltiplicato le mie esperienze lavorative. Tutto ciò mi ha consentito di approfondire il mondo della fotografia in manuale. In questo percorso sono stato affiancato da tanti insegnanti, ho studiato veramente tanto, ho cercato e cerco tuttora di prendere spunto dai maggiori fotografi per imparare e migliorare scatto dopo scatto. Tutto ciò mi ha aiutato non solo a prendere sempre più confidenza e manualità con la macchina fotografica ma, soprattutto, a diventare più bravo nella post-produzione delle foto, che posso dire essere ciò che mi contraddistingue e a cui dedico molto tempo“.

Nelle ultime settimane il tuo nome ha conosciuto una fama sempre maggiore: per quale motivo, secondo te?
“La verità è che non me lo spiego (ride, ndr). In realtà, già in passato alcune mie foto hanno raggiunto una certa popolarità, come quella della Reggia di Caserta o Spaccanapoli divisa in due, di giorno e di notte, ma fa eccezione ciò che è successo con lo scatto dello stadio “Diego Armando Maradona”, che è stato qualcosa di incredibile. Non avrei mai immaginato che un solo scatto potesse avere un’eco di questa portata, ha raggiunto milioni di persone fino ad arrivare in Argentina e in Brasile. Non sono mancati, poi, i likes e le condivisioni sui social da parte di alcuni calciatori. Su tutti l’ex attaccante del Napoli Ezequiel Lavezzi, a cui mi sento molto legato: essendo un grande tifoso azzurro, ho visto veramente un sogno avverarsi“.

La foto dello stadio “Diego Armando Maradona” scattata da Andrea Matacena

A tal proposito, recentemente sei stato protagonista di un video realizzato dalla Società sportiva calcio Napoli. Ci racconti com’è avvenuto il tutto?
“La collaborazione col Napoli calcio nasce dal fatto che il club azzurro, insieme a un suo sponsor, ha deciso di realizzare una rubrica in cui raccoglie le bellezze della città, intitolata ‘Le Arti di Napoli’ e nel primo episodio veniva rappresentato ciò che è il mio mondo, ossia la fotografia. A contattarmi è stato un giornalista sportivo napoletano, ideatore del progetto, che mi seguiva da un po’ e apprezzava i miei scatti. C’è stato un piccolissimo scambio tra noi, in un commento sui social dove lo ringraziavo per i complimenti, dopodiché a dicembre ho ricevuto una sua telefonata durante la quale mi ha parlato di questa opportunità. All’inizio stentavo a crederci, pensare di apparire in un video della mia squadra del cuore e nel quale viene messo in risalto ciò che so fare meglio è stato per me il massimo della soddisfazione e dell’orgoglio. Ecco allora che qualche giorno dopo, all’alba, abbiamo realizzato lo scatto che poi è finito nel video, ritraente mio cugino Carmine, modello di professione, e la sua fidanzata Mara, con il Vesuvio sullo sfondo a creare un’atmosfera davvero magica“.

Hai recitato nella fiction Rai “La compagnia del cigno”. Com’è stato passare dall’altro lato dell’obiettivo, cioè da fotografo ad attore?
“Sono due cose completamente diverse. Ho potuto notare che le mie conoscenze in quest’ambito mi hanno consentito di cogliere gli aspetti tecnici delle riprese, ma la cosa più particolare è stato riuscire a sentirmi a mio agio nel recitare. Finora sono sempre stato abituato a essere io quello che mette a proprio agio il protagonista di una foto o di un filmato, quindi sentirmi dall’altra parte è stato particolare. Tuttavia, superato qualche tentennamento iniziale, in cui ho dovuto abituarmi all’idea di essere guardato da milioni di persone, mi sono rilassato e mi sono divertito tantissimo. Il set diventa come una vera e propria famiglia dove si sta veramente bene, ma questo clima si crea soprattutto grazie a tutti gli addetti ai lavori, che fanno di tutto affinché la tua unica preoccupazione sia quella di recitare bene la tua parte: al resto pensano loro“.

Per concludere, in questo periodo di forti restrizioni e difficoltà quale pensi sia la missione di un fotografo?
“Più che del fotografo in generale posso parlare di ciò che genera la fotografia nel mio caso. Personalmente, sento di poter essere un ponte di collegamento tra chi è lontano da Napoli e la propria città. Molte persone, infatti, mi scrivono ringraziandomi, perché attraverso i miei scatti si sentono a casa. Questo, per me, è motivo di gioia. Tutto quello che cerco di fare concretamente è di provocare in loro un sorriso, un’emozione, cose che sono essenziali nella vita di ognuno di noi“.

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Tags: Andrea MatacenaNapoli
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