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Home Cultura

La vita dei romanzieri ai tempi del Covid-19. Cinque domande agli scrittori #12: Andrea Di Falco

redazione di redazione
9 Maggio 2020
in Cultura, Letture
Andrea

Andrea

di Mario Schiavone

 

 Di cosa scrivi durante questa quarantena?

“Al mattino scrivo pezzi giornalistici. Prevalentemente di cultura, politica e società. Di pomeriggio provo a creare, come sempre, situazioni grottesche e paradossali. In pratica, cerco di dare vita, con dosi massicce di autoironia, alla mia scrittura narrativa. Semplicemente, sto ultimando il mio nuovo libro. Un libro a cui lavoro da parecchi anni”.

 Che cosa leggi?

“Sto rileggendo, ancora una volta, due libri meravigliosi: Una questione privata di Beppe Fenoglio e Sogni di Bunker Hill di John Fante. Due romanzi diversissimi che, a mio avviso, ogni giovane che sogna di diventare scrittore dovrebbe leggere. Quello di Fante, seppure sia il quarto e ultimo capitolo del ciclo autobiografico incentrato sul personaggio di Arturo Bandini, è il primo romanzo di Fante che ho letto. Ogni tanto, proprio per queste ragioni, lo rileggo. Sono molto affezionato. Una questione privata è un romanzo di formazione. Una storia d’amore che si consuma durante la lotta di Resistenza partigiana. Italo Calvino, quando ripubblica il suo primo libro, Il sentiero dei nidi di ragno, nel 1964, fa proprio riferimento al capolavoro postumo dello scrittore di Alba. ‘È al romanzo di Fenoglio che volevo fare la prefazione: non al mio’, scrive. Dopodiché, sto leggendo, una raccolta di schede biografiche sui grandi narratori, dalle origini ai nostri giorni: Scrittori, la vita e le opere, con una prefazione di James Naughtie (Gribaudo). L’altro libro nuovo che sto leggendo è il breve saggio storico di Francesco Filippi: Mussolini ha fatto anche cose buone. Sottotitolo: Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo (Bollati Boringhieri-Repubblica). Lo ritengo molto utile in questa avvilente fase negazionista. Già, perché i fascisti, purtroppo, non si vergognano mai. Tra le tante panzane che circolano da sempre, trovo preoccupante quella che attribuisce a quel periodo nefasto della nostra storia un’assoluta efficienza. Questo libro smonta una serie di luoghi comuni, uno su tutti: la barzelletta secondo cui i treni arrivavano in orario. Ogni volta che sento queste fandonie penso alla meravigliosa battuta di Massimo Troisi su Mussolini, pronunciata nel film Le vie del signore sono finite: ‘Per fare arrivare i treni in orario, mica c’era bisogno di farlo capo del governo. Bastava farlo capostazione’”.

Parlaci di una cosa brutta che hai vissuto in questo periodo.

“Durante i primi giorni di quarantena mi sono rifugiato spesso sul balcone. Unica possibilità di respirare all’aria aperta. Da lì ho visto e vissuto, da spettatore silenzioso, un episodio che mi ha turbato e incuriosito. Il balcone dello stabile in cui vivo si affaccia sul cortile interno di due palazzi comunicanti: palazzo numero uno e palazzo numero due. Ogni pomeriggio, dopo le 18, quando viene diffusa la musica di “resistenza” all’isolamento forzato, un gruppo di sei ragazzini gioca a calcio. Si tratta di tre maschi e tre femmine, italiani. Anzi, no, romani. Di età media tra gli undici e i dodici anni. Un giorno dal palazzo numero due esce fuori un dodicenne dai tratti somatici orientali. Anzi, no. È proprio cinese. Sì, lo riconosco. È un ragazzino, molto alto per la sua età, che, insieme alla famiglia, gestisce un emporio abbastanza frequentato nel quartiere. Il ragazzino si appoggia al muro, davanti al portone di casa. Sembra in attesa. Forse è solo in attesa che qualcuno gli passi la palla o lo inviti a giocare. Ma nessuno, tra i suoi coetanei italiani, anzi, no, romani, gli passa la palla o lo invita a giocare”.

Raccontaci anche una cosa bella che ti è accaduta in questo periodo.

“Mi sveglio all’improvviso, alle otto di una domenica mattina. Sento chiaramente le risate dei ragazzini e il rumore delle pallonate sul muro del cortile interno dei due palazzi comunicanti. Mi lavo. Mi vesto velocemente. Voglio proprio vedere come si possa osare giocare a quest’ora, di domenica mattina. Perché non lo fanno alle sei del pomeriggio come tutti gli altri giorni? Mi affaccio. Anzi, no. Sto per affacciarmi. Mi fermo. Ascolto soltanto. Sono i soliti ragazzini. Tre maschi e tre femmine, italiani. Anzi, no, romani. Di età media tra gli undici e i dodici anni. Giocano e ridono. Poi sento uno di loro che scivola. E una bambina che urla: ‘Se non è fallo questo…’. A quel punto mi affaccio, per curiosità. C’è uno mingherlino in porta. Davanti a lui, uno alto, molto alto per la sua età. Ma sì: è il ragazzino cinese che sta per battere un rigore. Dietro di lui, gli altri. Tesi, sudati, sorridenti”.

Come immagini “il dopo” tutto questo?

“Più che immaginare, spero. Spero che la squadra di calcio dei ragazzini del quartiere possa diventare sempre più numerosa e colorata. Pazienza. Vorrà dire che dovrò svegliarmi ogni domenica mattina alle otto. In punto”.

 

Andrea Di Falco, giornalista e scrittore, nasce a Vittoria, in provincia di Ragusa, il 29 novembre 1974. È giornalista professionista dal 2011. È stato direttore di una radio siciliana, Radio Futura Network e ha scritto per i quotidiani: Giornale di Sicilia, La Sicilia, Liberazione. Ha firmato le sue recensioni per Duel, Vivere e SicilyMag. Dal 2018 lavora nella redazione centrale di Roma de L’Opinione. Ha studiato Lettere Moderne a Catania. Si è diplomato al Master Biennale in Tecniche della narrazione della Scuola Holden di Torino, fondata dallo scrittore Alessandro Baricco. Nel 2002, il suo racconto Sotto i portici è stato inserito su A margine, un’antologia curata dal giornalista e scrittore Claudio Fava. Nel 2010 ha pubblicato un romanzo: La fine degli affanni (Mursia), scritto con Luca Castellano. Con il regista Manuel Giliberti ha firmato il trattamento del film L’altro mare (2012), la sceneggiatura del corto Una lontana storia d’amore (2008) e i copioni degli atti unici In fondo, sono un’attrice (2010) e Lettere a Circe (2013). Ha diretto una serie di corti e documentari, tra cui, L’iniziazione cinefila (2011) e Collezione Virgadavola ovvero l’arte del carretto siciliano (2016). Nel 1999 ha fondato il VideoLab Film Festival, Concorso internazionale dei corti del cinema d’arte mediterraneo di Kamarina (Ragusa), di cui è direttore artistico. Dal 2010 cura la sezione dei cortometraggi del Festival internazionale del Cinema di Frontiera di Marzamemi (Siracusa). Dal 2015 cura la sezione dei corti del Vittoria Peace Film Fest, che si tiene nella Multisala Golden di Vittoria (Ragusa).

 

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