Le indagini patrimoniali della DIA, in collaborazione con il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta, scrive in una nota il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, hanno consentito di far luce sui “complessi meccanismi di riciclaggio e di illecita interposizione negoziale, come tali considerati al fine del sequestro preventivo di quote sociali e immobili“. Le indagini sono finalizzate alla ricostruzione di “condotte e interessi riconducibili al clan dei casalesi“, e in particolare “alla fazione capeggiata da Francesco Schiavone“, attualmente detenuto, “in settori economici di grande rilievo, come gli appalti per i servizi della rete ferroviaria e di pavimentazione stradale“.
Tra le ipotesi di delitto al vaglio della Procura, la partecipazione all’associazione mafiosa del clan dei casalesi, estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione e riciclaggio con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro, ad imprenditori collegati alla famiglia Schiavone di Casal di Principe, tra i beni posti sotto sequestro, una villa a Baia Domizia e decine di società sparse in tutta Italia. Secondo la ricostruzione della Dia, al centro dell’inchiesta ci sono Vincenzo e Nicola Schiavone, i due sarebbero stati soci di fatto di Walter e Francesco Schiavone Sandokan, assicurando loro un costante sostegno economico. Agli arrestati anche Massimo Iorani, manager di Ferrovie, che era stato licenziato dopo che era emersa una vacanza a Positano pagata proprio da Nicola Schiavone.

